«Sono favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere, ma non è un punto contenuto nel contratto di governo e al momento non è nemmeno un argomento di cui si sta discutendo in Parlamento».
Sono queste le parole del Ministro Giulia Grillo intervistata alla trasmissione televisiva “L’aria che tira”, su La7.
Cosa avrà pensato, sentendo quelle parole, il paziente in cura con cannabis?
Che in Italia non vengono rispettati i diritti dei malati, e che dovrà rivolgersi al mercato nero se non troverà la sua cura in farmacia.
Cosa avrà pensato il ricercatore?
Che in Italia c’è qualcuno che vuole rallentare la scienza e il progresso, e che dovrà andare all’estero se vorrà continuare i suoi studi.
Cosa avrà pensato il medico prescrittore di cannabis?
Che in Italia si ritroverà ancora una volta a consolare i pazienti, invece che riuscire a curarli davvero.
Cosa avrà pensato l’economista che studia i mercati della cannabis nei Paesi in cui è stata legalizzata?
Che l’Italia sta perdendo un’occasione inimmaginabile e irripetibile.
Cosa avrà pensato il rappresentante delle FF.OO.?
Che in Italia non si vuole combattere il crimine vero, e che si dovranno rovinare ancora intere famiglie per una pianta o una canna; ma loro devono far rispettare la legge.
Cosa avrà pensato il giudice?
Che in Italia continua a esserci un’ottima scusa per impegnare i tribunali e mandare in prescrizione i reati veri… peccato per i poveri cittadini scoperti a violare una legge liberticida e criminogena; ma anche loro devono fare il loro mestiere.
Cosa ho pensato io?
Che in Italia si sta continuando a fare campagna elettorale: «Non possiamo legalizzare la cannabis perché non siamo in maggioranza. Votateci e la legalizzeremo!!!»
Riconoscendo la sottomissione al Governo che mostra ogni singolo cittadino, trovo più credibile il: «Se il popolo fosse davvero capace di manifestare la propria volontà, la legalizzerebbero subito!».

Per risolvere problemi gravissimi, non occorre che siano tra i punti del contratto. Anche perché, fare una nuova e buona legge elettorale doveva essere la priorità. E invece?
Si stanno occupando del decreto sicurezza; ma chi ci difenderà dai danni del proibizionismo?

A Genova è caduto il ponte e «non era nel contratto di Governo» ma, come è giusto che sia, è diventata una priorità (purtroppo ancora solo a parole).
Considerato che le organizzazioni criminali guadagnano un sacco di soldi, che sui mercati dello spaccio viene venduta roba altamente tossica anche ai minorenni, che la gente finisce ancora in galera per aver coltivato qualche pianta, che si spendono milioni di euro per la repressione, e che i malati non riescono ad aver garantita la continuità della cura; come si può dire che dobbiamo aspettare il prossimo Governo per una buona legge che normi coltivazione, possesso, vendita e consumo di cannabis?
Non sarà nel contratto di governo, ma basta poco per formare una commissione di esperti e, dopo aver esaminato dati statistici e scientifici reali e recenti, scrivere e votare la legge.
Non servono mica milioni di euro: siamo ben lieti di fornire le nostre consulenze a titolo GRATUITO.

PS: Cosa avrà pensato il narcotrafficante e lo spacciatore?
Che in Italia, almeno per i prossimi 4 anni, il lavoro è assicurato!





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