Un tema che mi trovo spesso ad affrontare quando vedo i miei pazienti è quello dell’insonnia. È sempre più frequente: negli Stati Uniti si parla del 35% della popolazione adulta che soffre d’insonnia e quindi non riesce a dormire di notte. Più in generale parliamo di alterazione del ritmo sonno-veglia e quindi parliamo di un’alterazione del ritmo circadiano e cioè il ritmo tra il giorno e la notte. Noi siamo fatti per vivere in un ritmo circadiano, cioè che dura circa un diem (giorno in latino, ndr) e quindi 24 ore suddiviso in giorno e notte.

La presenza o meno della luce determina alcuni fattori nel nostro organismo, per cui per noi è fondamentale dormire di notte. Di giorno siamo in assetto anabolico, che è costruttivo, di notte invece siamo in assetto catabolico, cioè siamo in grado di togliere e ricostruire. Quindi è fondamentale essere in grado di riappropriarsi della propria capacità di dormire perché quel sonno ristoratore diventa fondamentale. Sappiamo ad esempio che di notte avviene una sorta di pulizia del nostro cervello. Pensiamo alle patologie neurodegenerative, in cui si accumulano proteine, come nel Parkinson o nell’Alzheimer, queste vengono “lavate” durante la notte. Se noi già dalle prime fasi riusciamo a favorire questo movimento glinfatico, sicuramente allontaneremo l’esordio di malattie neurodegenerative.

In tutto il mondo sempre più medici e pazienti raccontano dell’utilizzo di cannabis per curare l’insonnia. Cosa dicono i lavori scientifici? Che sicuramente i cannabinoidi che agiscono a livello dell’ippocampo, agiscono sui centri che vanno a determinare la fisiologia del sonno quindi sicuramente c’è un effetto positivo. Ma è un effetto bifasico: ad esempio il THC a basse dosi sicuramente aiuta ad addormentarsi, ma ha un effetto che svanisce dopo circa un’ora e mezza e quindi c’è il rischio di svegliarsi durante la notte. A dosaggi troppo alti può dare sonni agitati perché incide sulla fase REM. L’associazione THC e CBD in rapporto 1:1 diventa l’elemento fondamentale. Anche nella mia esperienza c’è la propensione di prescrivere ai pazienti che non dormono la cannabis con THC e CBD in rapporto 1:1 perché aiuta sicuramente le fasi del sonno e se una persona dorme va sicuramente meglio. Ma ricordiamoci una cosa: il sistema endocannabinoide è fatto di acidi grassi polinsaturi a catena lunga che sono gli Omega 3 e 6 e sono acidi grassi essenziali che non ci servono come calorie, ma come “messaggeri” all’interno della cellula. Se il rapporto tra gli Omega 3 e gli Omega 6 non è corretto, non è corretta nemmeno la produzione di endocannabinoidi e di recettori per la cannabis. Questo significa che tutto il sistema è alterato. Per cui i pazienti che soffrono di insonnia vanno seguiti anche dal punto di vista alimentare.

Per cui cannabis sempre, per curare l’insonnia, ma anche educazione alimentare e stile di vita.

Fonte: cannabisterapeutica.info





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