In occasione del cannabis day di ieri il senatore e fondatore dell’intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis Benedetto Della Vedova ha colto l’occasione per inviare a tutti i parlamentari una lettera invitandoli a riprendere i lavori in aula per portare la proposta di legge sulla legalizzazione almeno alla discussione in Parlamento.

La lettera è indirizzata innanzitutto ai parlamentari del Partito Democratico, ritenuto il gruppo parlamentare che, visti i numeri, porta le maggiori responsabilità di questa fase di stallo. Essa invita i parlamentari anche a guardare a ciò che avviene in Canada, che si appresta a diventare il primo paese del G7 a legalizzare la cannabis. Di seguito il testo completo.

Quando siamo partiti con il lavoro dell’intergruppo avevamo davanti a noi esempi come quello dell’Uruguay e di alcuni stati Usa (a cui si è nel frattempo aggiunta, tra gli altri, la California); oggi abbiamo il primo paese del G7 che ufficialmente legalizza la cannabis senza reticenze con un approccio che è anche il nostro negli obiettivi e negli strumenti. Insomma, legalizzare si può; legalizzare non è un’astrazione, è un’opzione concreta e sperimentata.

Certo, si può dire “sì” o si può dire “no”. In questi due anni abbiamo tutti pazientato e rispettato ragioni di agenda e di priorità. Ora, in particolare dopo il voto alla Camera sul testamento biologico, non ci sono più ragioni per attendere oltre. Dobbiamo tutti noi firmatari spingere i gruppi di appartenenza a rimuovere ogni ostacolo perché nelle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Montecitorio e poi in Aula si arrivi a un voto.

Una particolare responsabilità penso spetti al PD, che è il partito di maggioranza relativa e quindi è in grado, più di altri gruppi, di determinare il calendario delle discussioni parlamentari. Inoltre, il gruppo del PD annovera tra le proprie fila il primo (e molte altre decine) dei firmatari della proposta di legge, nonché uno dei relatori, peraltro con posizioni contrarie alla legalizzazione.

Non penso possano valere vincoli di gruppo e men che meno di maggioranza o di opposizione, ma ragioni di responsabilità e di trasparenza politica, sia per chi come noi ha avanzato la proposta, sia per chi l’avversa. Ciascun singolo deputato, a questo punto, ha il diritto di decidere su di una proposta di legge sottoscritta da più di un terzo dei membri della Camera e non penso che sarebbe né giusto né utile, neppure dal punto di vista istituzionale, continuare a “proibire” in modo burocratico e surrettizio una discussione parlamentare sulla cannabis proibita.

Un caro saluto, Benedetto Della Vedova





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