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Cannabis con finalità terapeutiche

FSioMreandgioMHNazSeMANGO HAZE
FSioMreandgioMHNazSeMANGO HAZE

I primi a considerare la pianta di cannabis per le sue proprietà mediche furono i cinesi che già nel terzo millennio a.C. (ovvero circa 5’000 anni fa) la introdussero nel più antico testo cinese sulle piante medicinali, il Pen T’sao Ching, raccomandandola per “disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e debolezza mentale”.

Un luogo comune che grava da sempre sulla fitoterapia (ovvero la scienza che si occupa della cura di malattie con l’utilizzo di piante), è quello di pensare che essendo piante allora tutto è naturale e di conseguenza innocuo. In realtà non occorre essere esperti per sapere che il numero di piante che contengono sostanze nocive per l’uomo è molto alto: per esempio l’oleandro, il mughetto o il prezzemolo possono provocare effetti collaterali indesiderati anche gravi.

La cannabis è una “miniera d’oro” di sostanze utili: oltre a produrre più di 60 diversi cannabinoidi, sostanze uniche nel loro genere ed introvabili in altre piante medicinali, produce anche oltre 200 terpeni e terpenoidi. I terpeni caratterizzano l’odore e l’aroma della pianta e sono i componenti principali degli oli essenziali (quelli che vengono utilizzati dall’industria alimentare per conferire il gusto di cannabis a cibi e bevande).

I terpeni sono spesso responsabili delle proprietà medicinali delle diverse piante che vengono utilizzate da centinaia di anni nella cura delle malattie dell’uomo .

La produzioni di cannabinoidi e terpeni nella pianta varia a seconda del suo patrimonio genetico: chiunque abbia un minimo di esperienza di coltivazione avrà notato che per quanto botanicamente la cannabis rimane cannabis, vi sono innumerevoli differenze tra i vari cultivar sia nell’aroma, che nella colorazione delle infiorescenze, che nella produzione stessa di resina.

FSioGre13di MNS G13
FSioGre13di MNS G13

Essenzialmente oggi giorno vi sono 3 tipi di prodotti medicinali che contengono cannabinoidi:
Cannabinoidi sintetici: prodotti in laboratorio dal costo molto elevato. Il loro rappresentante più noto si chiama Marinol e guarda caso è prodotto da un’industria farmaceutica multinazionale (Solvay Pharmaceutical con sede a Bruxelles). In questa categoria possiamo anche aggiungere il recente Rimonabant, un prodotto non ancora sul mercato, ma che sembra essere molto efficace nell’aiutare a perdere peso e ridurre l’appetito. E’ prodotto dalla Sanofì Syntelabo e si stima che abbia un valore di mercato potenziale di miliardi di dollari.
Cannabinoidi estratti: la ditta che si occupa di produrre questi farmaci coltiva piante di cannabis dalle quali poi estrae con sistemi a freddo, i cannabinoidi necessari per la formulazione dei farmaci. Il rappresentante più noto è il Sativex, prodotto dalla ditta inglese GW Pharmaceuticals.
Fiori di cannabis a ‘grado medicinale’: trattasi di sistemi di coltivazione controllati e standardizzati in tutti i loro aspetti che dovrebbero consentire la produzione di fiori di cannabis che hanno caratteristiche standard (ovvero un contenuto di cannabinoidi e di terpeni costanti). Per il momento il paese più avanti su questo fronte è l’Olanda, vedi l’esperienza Bedrocan.

Inoltre, alcuni paesi come il Canada, concedono licenze per la coltivazione di piante di cannabis a pazienti che hanno una certificata necessità di essere curati con i cannabinoidi.

Quello che risulta strano è che più andiamo avanti e più sembra che l’unico modo di curarsi con i cannabinoidi sia quello di rivolgersi all’industria farmaceutica. La mia visione, molto semplicemente, è che se una persona è libera di provare a curarsi i vermi intestinali con l’aglio o i problemi di sonno con la camomilla, allora anche la cannabis, intesa come pianta, dovrebbe essere un’opzione disponibile per il malato. Considerato che gli effetti collaterali di questa pianta sono medio-leggeri (soprattutto rispetto a molti altri farmaci e piante medicinali acquistabili liberamente, es. Aspirina), diventa difficile capire come mai non ci sia la volontà a far riscoprire gli effetti terapeutici di questa pianta alle persone che ne hanno bisogno.

Vaporizzare le infiorescenze della cannabis permette di assumerne i principi attivi senza però inalare le sostanze tossiche che si creano in caso di combustione.
Vaporizzare le infiorescenze della cannabis permette di assumerne i principi attivi senza però inalare le sostanze tossiche che si creano in caso di combustione.

Il Dott. Lester Grinspoon, in un articolo pubblicato lo scorso agosto sulla rivista canadese ‘Cannabis Health’, ha proposto la seguente teoria: l’industria farmaceutica, offrendo soluzioni molto più care del semplice coltivare e consumare (possibilmente vaporizzandoli) i fiori di una pianta, ha ogni interesse a che la proibizione continui e l’utilizzo della pianta non sia autorizzato. In questo modo l’industria può godere di un ‘monopolio’ del mercato dei cannabinoidi. Per questo si può dire che l’industria farmaceutica sta cercando di farci credere che le arance (la pianta di cannabis) fanno male perché hanno la buccia, mentre il succo di arance fa benissimo (cannabinoidi sintetici o estratti). Recenti studi stanno dimostrando che, soprattutto combinando i cannabinoidi THC e CBD in proporzioni uguali, si possono ottenere rimedi efficaci anche contro malattie quali la sclerosi multipla, l’epilessia o il reutatismo articolare: non a caso l’industria farmaceutica ha aperto gli occhi e vuole ora ad ogni costo far suo questo mercato.

Io sono convinto che la ricerca debba proseguire su tutti i fronti e che maggiori saranno le opzioni disponibili per le persone malate, più possibilità ci saranno di trovar loro il rimedio più indicato al loro caso. A causa delle pressioni dei governi che non permettono la ricerca sulla pianta, o cercano di ostacolarla in ogni modo, il nostro sapere sui cannabinoidi e i terpeni è ancora nelle fasi iniziali e invece di avanzare a pieno ritmo, sembra di procedere a singhiozzo. L’oscurantismo e la vera e propria “caccia alle streghe” che la cannabis purtroppo subisce da quando fu proibita ha fatto si che tante persone sofferenti non abbiano potuto avere accesso ad una medicina che viene usata dall’uomo sin dai tempi più antichi. Coltivare una pianta medicinale per un proprio bisogno è un’esperienza di per sé terapeutica: perché allora chi ci prova spesso viene arrestato?



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