photo_1366341654436-1-0-300x203Si è detto e scritto molto sui Cannabis Social Club, in particolare quelli spagnoli. La trasmissione le Iene ne ha innalzato notevolmente la popolarità facendo più servizi sull’argomento e ora tutti ne conoscono il funzionamento. Un semplice e logico meccanismo con il quale un’associazione raccoglie previsioni di consumo di cannabis per i propri soci, coltiva per tutti e distribuisce il raccolto equamente, condividendo i costi della produzione con ovvi risparmi da parte di tutti.

Non è tutto rose e fiori però e sono in pochi a conoscere il problema che si sta creando e che prima o poi imploderà: alcune di queste associazioni, soprattutto nelle grandi città, stanno diventando enormi dispensari, superando anche i 10mila soci. Avendo sempre più richiesta, tendono a rivolgersi all’esterno “acquistando” il materiale secondo logiche un po’ troppo vicine a quelle commerciali. Inoltre le quantità di cannabis e denaro che muovono queste grandi associazioni cominciano ad essere notevoli e fiscalmente non è facile rimanere nelle regole, anche perché non ci sono dei paletti precisi.

Insomma l’impressione è che si vada incontro ad una liberalizzazione che permetta alle associazioni di avere delle regole precise e garantisca una vita tranquilla ai soci e allo stesso tempo riesca ad evitare che diventino delle lucrose attività di vendita come i coffeeshop di Amsterdam, dove i prezzi sono alti, la qualità è bassa e le regole, dopo più 20 anni, non sono molto chiare. Nelle Isole Canarie, in particolare nell’isola di Gran Canaria ci sono 6 club, dei quali solo 2 già attivi. Si tratta di realtà totalmente diverse dal caos del continente, dominate per ora dalla passione e dalla ricerca della qualità.

Noi siamo andati a visitare il DutZi Social Club, fondato da due italiani che vivono alle Canarie da più di un anno. Appena entrati si avverte subito l’atmosfera familiare, un ambiente confortevole e ricco di materiale informativo. Uno degli argomenti più caldi tra i soci in questo periodo è quello di come riuscire a produrre una varietà o un derivato con effetti più mirati secondo le esigenze dei soci. Ad esempio un consumatore con una patologia come la sclerosi multipla avrà dei benefici da una Cannabis Indica con un contenuto alto di CBD. Il consiglio: sostenete le associazioni positive come quella alle canarie, preferite e aiutate i club a dimensione umana perché saranno loro a dare il maggior contributo nella battaglia sulla normalizzazione della canapa.

Questo è un numero speciale di Dolce vita: 50 numeri e 8 anni dalla nascita. La rivista che ha dato voce a un popolo numeroso e inascoltato, la rivista che tutti davano per spacciata. Forse in cuor suo neanche il fondatore, il buon Matteo Gracis, credeva che gli avrebbero lasciato pubblicare Dolce Vita per 8 anni. E invece eccola qui più forte che mai e oltre ad aver interpretato e amplificato le voci dei consumatori è diventata sempre più un punto di riferimento dell’informazione libera da censure e autocensure. Auguri alla redazione che ha il merito di compiere questo piccolo miracolo ogni due mesi.





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