HipHop skillz

Caneda lascia la Dogo Gang (aggiornato)

Con una nota su Facebook oggi Caneda annuncia l’uscita dalla Dogo Gang e pubblica un inedito intitolato “Freestyle zero”. Riportiamo di seguito il tutto per completezza di informazioni. Non prendiamo alcuna posizione a riguardo perché la cosa non ci compete, ma ci limitiamo a raccontare i fatti e riportare le produzioni musicali legate all’episodio.

(4 dicembre 2011)
Al di là di quei 7 coglioni saliti da Roma che mi hanno circondato da solo per la seconda volta, (a Roma erano in 20 e noi in 3), sperando così in un provino per romanzo criminale 4 o un film di verdone. giustamente non sapendo fare musica e nient’altro ma volendo per forza diventare famosi qualcosa devono inventarsi.
E al di là di quel coglione di Marracash che si è rimangiato pure l’inchiostro che ha scritto.
Esco da questa “gang” per non far pesare su gli altri i cazzi miei anche se è per gli altri che sono in questa situazione, ma visto che la scelta è stata mia ora sono cazzi miei e comunque rifarei tutto sia a Roma che a Milano.
Non credo più in questo gruppo, dove ormai ho solo delusioni e nemici al di là forse di due o tre persone e dove nessuno ha avuto i coglioni di scrivere una riga per spiegare sta roba pur di non esporsi specialmente i diretti interessati.
Ora continuate a giudicarmi, a processarmi e fate un pò quel cazzo che volete, nella mia vita sono morto 24 volte, ma che cazzo mi volete insegnare.
Spero che la gente in futuro segua artisti che fanno musica e non questi rodei godei o come cazzo si chiamano che anzi di andare in giro per l’Italia a suonare vanno a fare agguati da film di serie c alla Chuck Norris per riprendersi e farsi le seghe davanti youtube per convincersi di avere le palle. “Strada”. Essere di strada è uno contro uno zio.
Pubblico quest’ultima roba prima di cancellare il profilo.
Buonanotte e Vaffanculo

Caneda L’angelo

Caneda all’inizio della nota parla dell’aggressione subita a Milano alcune settimane fa, da alcuni membri dell’Odei di Roma, che cercavano Marracash per chiedere chiarimenti sul brano Rapper/Criminale (qui sotto). Marracash aveva “risposto” all’episodio pubblicando una nota che riportiamo di seguito.

Alcune puntualizzazioni sul brano RAPPER/CRIMINALE di KING DEL RAP
(14 novembre 2011)
In seguito ad alcuni voci e commenti che ho letto in giro ci tengo a puntualizzare alcune cose sul brano Rapper/Criminale. La prima è che è inutile che vi sforziate di cercare dei nomi o ad alimentare faide e guerre tra i rapper. So che, da sempre, a molti artisti e ascoltatori piace più “il sangue” che la musica in sé e, da sempre, qualcuno cerca disperatamente confronti e conflitti che spesso sono solo immaginari; infatti se avessi voluto fare dei nomi li avrei certamente fatti io.
Trovo anche ridicolo che alcuni rapper usino le mie canzoni per farsi “forti” di concetti che non gli appartengono, o peggio ancora, per combattere guerre con la mia faccia piuttosto che con la loro.
In particolare non c’è nessun riferimento a Mirko Er Gitano, Pepy (riposa in pace), Ion o nessun altro affiliato ODEI di Roma o qualsiasi altra città. Er Gitano è stato ospite nel mio studio due anni fa ed è presente nei saluti del disco.
Detto questo vorrei spiegare da dove e come nasce questa canzone e fare chiarezza sul mio punto di vista a proposito di un dibattito che dura ormai da un po’.
Negli anni ho visto il rap crescere molto, sgomitare e imporsi in questo paese. Ho visto la scena lentamente farsi unita e coesa e, forte di questo, diventare una vera scena musicale a tutti gli effetti. Ho visto il pubblico aumentare costantemente e sempre più nuovi ragazzi affacciarsi al rap e cimentarsi con i primi pezzi. Grazie a chi ha fatto la classifica in questi ultimi anni si è riaperto un mercato che una decina di anni fa era completamente chiuso, finito, insignificante coi numeri e quindi insignificante per la nazione.
C’è chi intende l’hip hop come una musica per raccontare la strada, c’è chi lo usa per far ballare la gente, c’è chi preferisce i testi introspettivi e chi vuole fare innamorare le ragazze. C’è chi sceglie la protesta o la denuncia sociale e chi semplicemente vuole essere il più stiloso possibile.
Nessuno potrà mai dirvi cos’è l’Hip Hop e soprattutto cosa non è. Nessuno può insegnare come va fatto il rap, soprattutto in questo paese. Perché l’hip hop è prima di tutto libertà di espressione e ricerca dell’originalità. Perché l’hip hop è una cultura che viene dal basso e dall’estero e se si lasciasse imbrigliare in dogmi calati da sedicenti “maestri di pensiero” smetterebbe di essere hip hop. Nessuno è in grado di dettare o imporre regole perché le regole le fa la musica stessa con il suo successo o il suo insuccesso.
L’hip hop è figlio dei tempi e i tempi cambiano. L’hip hop per quanto mi riguarda è racchiuso in due frasi: Represent e Keep it real. Rappresenta le persone, la tua gente, il tuo vissuto (qualunque esso sia) e sii reale. Sii vero con te stesso, sii te stesso. Tanti ragazzi vogliono essere artisti e questo bisogno nasce dalla voglia di affermare se stessi come individui, ma se non sei te stesso cosa affermi? E’ il seguito che avrai a confermarti artista altrimenti che “artista” puoi essere? Per essere se stessi ci vogliono le palle. E che ci crediate o no è tutto li. Avere le palle per me è solo questo: essere se stessi. Ed essere pronti a riconoscere nei riscontri oggettivi (come i numeri) delle conferme o degli insuccessi, accettandoli come tali.
Non basta avere avuto una vita dura, aver fatto molte esperienze, se non sai come raccontarle e farle arrivare alla gente. Non è una gara a chi ha sofferto di più.
Così come non serve riempirsi la bocca con parole troppo grosse giusto per darsi un tono o perché è la tendenza, perché è facile sentirsi più uomini dietro un microfono. Non sopporto i rapper che si spacciano per criminali senza cognizione di causa e non sopporto chi si sente legittimato a essere artista solo perché ha vissuto per la strada.
Questo e soltanto questo è il senso del pezzo: riportare l’attenzione sulla musica, l’unica cosa che conta e l’unico terreno in cui deve consumarsi la competizione. In quanto a me… ciò che sono e sono stato non è mai stato un segreto. Di certo non sono un criminale.
Sono cresciuto in un quartiere dormitorio, in una casa popolare dove il 90% delle famiglie lavorava duramente, con grossi sacrifici ogni singolo giorno. Anche questa è strada.
Le mie esperienze sono maturate qui e le ho sempre raccontate assieme ai sogni e alle aspirazioni di queste persone.Sono venuto a contatto con certe cose e certe persone… Cose e persone con cui moltissimi ragazzi di periferia vengono a contatto, volenti o nolenti. Cose e persone che da queste parti sono normali. Ho provato a farle anche io, ma ho capito presto che non ero tagliato per quella vita e che la mia chiamata era un’altra. Tutto ciò apparirà scontato a chi mi segue, perché sono cose di cui non ho mai fatto mistero, ma è bene ribadirle perché ci tengo a non essere frainteso e ci tengo a essere apprezzato per quello che sono e non per quello che voi vogliate che io sia.
Rispetto per chi insegue la musica con impegno, costanza, talento e rinunce.
Pace a tutti voi.

Fabio Marracash

AGGIORNAMENTO del 8.12.2011
Dopo migliaia di commenti e critiche inseriti dai fan sulla sua pagina Facebook, Marracash ieri ha pubblicato una nuova nota sulla vicenda. La riportiamo di seguito.

Tutta questa situazione è diventata insostenibile e, fermo restando che insultare su facebook per me è inqualificabile, mi limiterò a riportare i FATTI. Senza alcun giudizio personale sulle persone implicate in questa triste vicenda:

La Dogo Gang è iniziata come un gruppo di amici (nella fattispecie i Club Dogo, Marracash, Vincenzo e Del) nel lontano 2003. E’ cresciuta ben oltre l’immaginazione di quel gruppo di amici, diventando negli anni una sorta di etichetta che spingeva nuovi artisti e lavorava nella musica, esattamente come altre celebri “crew” estere tipo Dipset o G Unit. Anche se generalmente è cosi non tutti i membri sono NECESSARIAMENTE amici tra loro. Alcuni non hanno mai collaborato tra loro.

Nella fattispecie io e Caneda non siamo amici. Non solo non ci parlavamo, ma da mesi, non ci salutavamo nemmeno per strada. Caneda non aveva il mio numero di telefono. Traete voi le vostre conclusioni.

Io non mi sono rimangiato proprio niente. Conosco Gitano da due anni. Questo è un fatto. Se in questo momento ci fossero sotto gli occhi di tutti altri rapper “palestrati” voi tutti pensereste che il dissing era per loro. Per questo, da sempre, nei dissing si fanno i NOMI, almeno per me. Se così non fosse ci sarebbero centinaia di rime che sembrano rivolte a qualcuno e tutti si sentirebbero continuamente chiamati in causa. Ho spiegato gli intenti di rapper/criminale in una nota qualche settimana fa, leggetela e se volete capire, capitela.

Detto questo voglio dirvi che ho trovato vergognoso questo vortice di chiacchere e insulti sulle pagine degli artisti. In tutta questa vicenda non ho bannato nessuno e non ho cancellato i vostri insulti. Ma tutto questo mi è servito a capire come basti poco per voi a cancellare dieci anni di musica, a rinnegare chi per anni si è impegnato, a dare un colpo di spugna a tutto ciò che abbiamo fatto di buono per voi in questo tempo. I vostri commenti sono passati da “grazie la tua musica mi aiuta a superare i momenti brutti” e cose così, a insulti e parolacce immotivati, senza cognizione di causa. Complimenti.
Posso solo dirvi che con alcuni di voi la delusione è reciproca e sarà difficile per me dimenticarmi di come sono andate le cose. Un ringraziamento speciale a quanti di voi si sono astenuti dal commentare e non hanno fatto mancare il loro supporto ai concerti e nella vita vera. Siete stati importanti.

Fabio Marracash

I commenti all’articolo sono aperti (ma moderati) quindi chiunque può inserire ulteriori chiarimenti in merito se lo ritiene opportuno.

TG DV


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