Terapeutica

Cancro al colon: le potenzialità dei cannabinoidi

Recenti studi indicano che i cannabinoidi sarebbero in grado di uccidere le cellule tumorali nel cancro al colon

Mani con guanti bianchi in silicone reggono una boccetta di olio e una cima di cannabisTra tutti, il cancro al colon è il secondo per incidenza totale in Italia.

Come riportato dal sito della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro: “Considerando l’intera popolazione […], i tumori in assoluto più frequenti sono quelli della mammella (14,6 per cento) e del colon retto (11,6 per cento), seguiti da quello del polmone (10,9 per cento) e da quello della prostata (9,6 per cento solo nel sesso maschile).”

Ma nuovi studi sembrerebbero indicare che il CBD e vari altri cannabinoidi riuscirebbero a ridurre la crescita e addirittura ad uccidere le cellule tumorali del colon. Sarebbero in particolare due gli studi recenti a far sperare i ricercatori: uno realizzato in Israele e l’altro negli USA.

LO STUDIO ISRAELIANO SUL CANCRO AL COLON

La pubblicazione di uno studio in preprint di un’azienda biomedica israeliana, la Cannabotech, specializzata in prodotti oncologici, riporta i risultati ottenuti su modelli cellulari che mostrano che i suoi prodotti “Integrative-Colon” sono in grado di uccidere oltre il 90% delle cellule tumorali del colon.

I prodotti Integrative-Colon si basano su una combinazione di diversi cannabinoidi della pianta di cannabis e vari estratti di funghi. Lo studio ha esaminato l’effetto di questi prodotti su vari sottotipi di cancro al colon, rappresentando diversi cambiamenti molecolari comuni in questi sottotipi di cancro al colon. Inoltre, la composizione dei prodotti è stata confrontata con l’attività di ciascun cannabinoide separatamente.

Il prof. Tami Peretz, l’oncologo senior dello studio ha dichiarato:” I prodotti […] hanno dimostrato un’efficacia di notevole entità e molto promettente nelle cellule di coltura del colon testate in laboratorio. Sulla base di questi esperimenti, c’è spazio per eseguire studi sugli animali e, in futuro, per valutare la possibilità di somministrare questi prodotti ai pazienti affetti da cancro del colon-retto”.

ANCHE LO STUDIO AMERICANO GIUNGE A CONCLUSIONI PROMETTENTI

I risultati dello studio israeliano sarebbero confermati da un altro studio, pubblicato sulla rivista scientifica International Immunopharmacology e portato a termine nello stesso periodo (marzo 2022) dal Dipartimento di Nutrizione e Scienza dell’Alimentazione dell’Università del Maryland, che ha condotto uno studio sulla capacità del CBD di ridurre la crescita del cancro al colon-retto.

Dalla lettura dello studio apprendiamo: “Abbiamo scoperto che il CBD ha represso la vitalità cellulare e ha indotto la morte cellulare per apoptosi attraverso un meccanismo dipendente dal recettore dei cannabinoidi di tipo 2 (CB2) […]”

“L’attività anti-proliferativa è stata osservata anche per altri derivati cannabinoidi non psicoattivi tra cui cannabidivarina (CBDV), cannabigerolo (CBG), cannabiciclolo (CBL) e cannabigerovarina (CBGV). I nostri dati indicano che il CBD e i suoi derivati potrebbero agire in modo promettente per la prevenzione del cancro colorettale umano.”

ANCHE IN ITALIA UNO STUDIO SULLA CANNABIS CONTRO IL CANCRO

Come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa, anche l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Unimore, ha avviato un programma di ricerca che prende il nome di: “Caratterizzazione chimica e studio delle proprietà antiproliferative in vitro di estratti di Cannabis sativa L.”.

Lo scopo è quello di valutare l’efficacia di alcuni derivati della Cannabis sativa nella riduzione della replicabilità delle cellule tumorali, come suggerirebbero alcune importanti ricerche; il programma di ricerca, cominciato lo scorso aprile, si concluderà ad aprile 2023 e si sta svolgendo sotto la direzione scientifica della professoressa Associata di Chimica Farmaceutica, Federica Pellati e del Professore Aggregato di Farmacologia, Lorenzo Corsi.

“La ricerca chimico-farmaceutica nel campo degli antitumorali è rivolta all’identificazione di composti che abbiano la capacità di interferire in modo selettivo con cellule in condizioni iperproliferative e causarne morte cellulare programmata, evitando di intaccare le cellule sane, al fine di ridurre gli effetti collaterali della terapia (chemio, ndr)”, aveva dichiarato la dottoressa Pellati.

Anche in questa ricerca, tutta italiana, si stanno quindi indagando le proprietà antiproliferative, in questo caso però, sia della cannabis light che del CBD nei tumori in generale e non specificamente nel cancro al colon.

TG DV


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