Dopo 4 anni dalla nascita del gruppo su Facebook che condensava gli interessi e le attività di molti canapicoltori italiani, Canapa Sativa Italia diventa una vera e propria associazione con un obiettivo chiaro: riunire tutti i produttori per dar loro una voce unitaria, in modo da lavorare in concerto per far valere la propria voce.

“La filiera della Canapa Industriale”, spiegano gli organizzatori, “può far conto su una nuova realtà che basa la sua forza su più elementi: l’attenta osservazione del settore già da quattro anni grazie a un confronto diretto con agricoltori, trasformatori, rivenditori, esperti, tecnici, accademici; la proposta di soluzioni condivise riunite in un programma in venti punti; la formazione sulla Canapicoltura; la progettazione di proposte di legge e la semplificazione-inserimento di chiarimenti nelle norme già esistenti. Un’Associazione nata dalla concretezza, da chi lavora nel settore, è cresciuto nei campi, ha immaginato e realizzato prodotti”.

Nel comunicato viene spiegato che “Un terzo dei soci sono coltivatori, mentre il resto è rappresentato da trasformatori, distributori, tecnici, commercianti. Prima ancora della costituzione hanno avuto oltre 500 preadesioni. Più di 8.000 i negozi che in Italia rivendono i prodotti coltivati dai soci”.

L’associazione ha iniziato la propria attività come gruppo Facebook nato nel 2014 e che oggi conta oltre 13.000 iscritti e una media di 56.000 interazioni quotidiane, una prima piattaforma che è stata utilissima per confrontarsi con le realtà del settore, con gli operatori della Filiera della Canapa industriale, inserire documentazione utile, iniziare sondaggi.

Il direttore generale Andrea Spurio

Nel consiglio direttivo cinque operatori della Canapa ed esperti che hanno voluto e fondato l’Associazione: presidente Davide Galvagno (vicepresidente e amministratore di Salute Sativa), poi tre vicepresidenti ognuno con la propria area di intervento, Stefano Zanda (cofondatore di My Joint),
Matteo Calzuola (dottore agronomo di Perugia), Massimo Cossu (titolare di Su Canniu), mentre Andrea Spurio (promotore del progetto Biosolare) è il direttore generale.

“Siamo dotati di una moderna piattaforma di comunicazione – dicono i cinque fondatori – che ci permette di condurre assemblee quotidiane con aggiornamento costante, riunioni vocali due volte al giorno fra tutti gli associati. Siamo l’unica associazione nella quale gli associati sono il cuore”.

Chiunque desideri essere aggiunto alla piattaforma di comunicazione deve solo compilare il form
di adesione alla rete. Successivamente si riceverà l’invito a entrare nel server interno del gruppo nel quale è possibile interagire liberamente non solo con gli associati. Il gruppo ha infatti dato vita a più canali di confronto oltre a Facebook. Su Whatsapp o Telegram per esempio, rivolto a chi vuole partecipare direttamente o chiedere informazioni.

Gli obiettivi dell’associazione sono:
● Promozione di leggi chiare, quindi seriamente funzionali e senza punti oscuri che lascino spazio
alle diversissime interpretazioni che oggi alimentano l’incertezza;
● Contro la paura: differenza tra hemp e cannabis, l’associazione agisce nel totale rispetto delle
leggi, pretendendo norme chiare, anche perché la paura crea incertezza, l’incertezza
impossibilita gli investimenti strutturali e ferma lo sviluppo;
● Crow founding per finanziare la ricerca di nuove varietà italiane, quindi tutela del Made in Italy
e riduzione dell’odierna dipendenza dall’estero così estrema e assurda per un Paese come l’Italia
capace di creare prodotti d’eccellenza, colture di prim’ordine, ma anche per richiamarsi ai primati
mondiali che il Bel Paese aveva fino agli anni 50 nel settore della Canapa;
● Non di solo fiore si vive, ma deve essere dato forte impulso all’alimentare, alla cosmetica e al
CBD (CBG, CBN, ecc.) nei suoi utilizzi salutari;
● Una necessaria autoregolamentazione del settore che coincide con un vademecum legato
all’azione dei controlli delle Forze dell’Ordine e al raffronto con queste, allo scopo di
semplificarne l’attività.

Proprio Andrea Spurio definisce come “fulcro dell’azione” di questa nuova Associazione i venti punti che i fondatori hanno individuato insieme ad altri associati e agli iscritti della pagina Facebook per dare la giusta via di sviluppo al settore agricolo e commerciale, oltre che scientifico.

● Creare le condizioni per garantire la reperibilità di sementi certificate sia italiane che estere in
tutti i periodi dell’anno e in quantitativi adeguati alle diverse esigenze dei coltivatori;
● Sostenere attivamente la selezione e la ricerca di nuove varietà/fenotipi in partnership con enti
di ricerca pubblici e privati, università, agenzie regionali, nazionali e comunitarie; Partecipare e
promuovere la ricerca e sperimentazione di usi innovativi della pianta e dei suoi derivati.
Adoperarsi per attivare forme di finanziamento per la certificazione di varietà italiane con la
qualifica di detentore/costitutore, con l’obiettivo di concedere i diritti di riproduzione al costo
industriale ai propri associati con le modalità che gli stessi stabiliranno;
● Promuovere la tutela dei prodotti italiani dal seme ai trasformati con particolare attenzione
ai settori della filiera (agricoli/florovivaistici), tessile, nutraceutico, erboristico, alimentare,
energetico, edilizio, industria cartaria, bio plastiche, terapeutico ecc. – attraverso la realizzazione
di un marchio/bollino di qualità “made in Italy” e svolgendo attività di lobbying presso le sedi
istituzionali e non;
● Elaborare un protocollo di autoregolamentazione inerente gli utilizzi alimentare e tecnico,
con particolare attenzione alla salubrità dei prodotti in senso ampio (per verificare la presenza
di agenti inquinanti anche se non individuati nelle norme) e non solo ai principi attivi;
● In sinergia con le istituzioni, le forze dell’ordine e i loro sindacati trovare soluzioni
interpretative e di metodo da adottare in occasione di verifiche e controlli;
● Nel rispetto delle normative vigenti, sostenere il più ampio utilizzo delle infiorescenze
lasciando agli operatori la libertà di soddisfare le richieste del mercato. Promuovere la diffusione
della cultura della canapa;
● Attivare canali di comunicazione con le istituzioni e con gli stakeholder nazionali ed
internazionali, al fine di promuovere il settore e portare avanti obiettivi comuni in modo
sinergico. Le proposte verso le istituzioni avranno l’obiettivo di rendere più eque e funzionali le
eventuali leggi che regolamentano gli utilizzi della canapa;
● Adoperarsi per la creazione di gruppi di lavoro per favorire la nascita di infrastrutture e la
ricerca di terreni agricoli da destinare alla lavorazione della canapa anche con la collaborazione
di enti locali;
● Favorire la creazione di impianti di lavorazione e trasformazione di tutte le parti della
canapa e l’utilizzo di macchinari innovativi;
● Adoperarsi per la creazione di gruppi di consulenza per l’ottenimento di finanziamenti e
sovvenzioni alle attività di produzione e non;
● Favorire la consulenza burocratica/fiscale per l’attività del settore e del suo indotto;
● Promuovere attivamente la ricerca e sollecitare la sperimentazione nel settore terapeutico,
anche attraverso lo stretto contatto con le associazioni dei pazienti e il mondo medico;
● Attivarsi per la stipula di convenzioni con consulenti legali per la tutela dei componenti della
filiera, dal produttore/agricoltore al rivenditore e cliente finale;
● Favorire convenzioni assicurative per le attività svolte atte a garantire i prodotti e le azioni
degli operatori del settore;
● Promuovere la creazione di reti di impresa per i servizi alla produzione quali coltivazioni
conto terzi, vivai convenzionati e strutture per le varie fasi di lavorazioni e quant’altro. Reti di
impresa che possono essere stipulate con tutti gli operatori del settore;
● Organizzazione di corsi professionali;
● Stipulare convenzioni con laboratori di analisi per favorire l’accessibilità dei test su prodotti,
piante, acque e terreni;
● Favorire il ritiro della materia prima (semi, fibra, infiorescenze) offrendo supporto alla
valutazione e vendita del prodotto finito;
● Favorire convenzioni con i soggetti pubblici e privati autorizzati all’estrazione dei principi
attivi;
● Favorire la creazione e lo sviluppo di una filiera di trasformazione della canapa in tutte le
sue parti (semi, foglie, fibra, infiorescenze, canapulo, co-prodotti e quant’altro).





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