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Era conosciuta per i suoi molteplici impieghi, infatti da essa si ricavavano tessuti, cordame, alimenti per uomini ed animali, prezioso olio, vernici e persino medicine.
 Poi, a causa degli interessi di pochi capitalisti che avendo investito nel petrolio, nella filiera di prodotti da esso derivati (vedi nylon) e nella cellulosa ricavata dal legno degli alberi; la cannabis venne bandita.
 Da allora, per quasi 100 anni, a livello mondiale è stato detto che dalla canapa si ricava una droga pericolosissima, tacendo sui tantissimi derivati, tutti ecosostenibili. Sono stati letteralmente cancellati secoli di storia, ed il buio è calato su questa pianta.
Ma la canapa non teme le urla diffamatorie di avidi imprenditori che, pur di arricchirsi, distruggono il nostro pianeta e causano sofferenza, dolore e morte ai propri simili.

La canapa non teme le insensate leggi proibizioniste; la canapa è una pianta magica che, come la fenice, risorge dalle ceneri. Decine di aziende sono nate nel nostro Paese per commercializzare i derivati della canapa, sia alimentari che industriali. Tutte queste aziende, criticate dai più scettici appena nate, oggi vengono contattate da universitari che chiedono di poter esaminare e menzionare i successi commerciali di queste, nelle loro tesi di economia.
 In un’Italia, dove l’agricoltura rischia giornalmente di essere messa in ginocchio (se già non lo è), agronomi e proprietari terrieri valutano le rese di questo vegetale e indagano la possibilità di inserire questa coltura, che viene presentata come nuova, all’interno delle proprie attività produttive.

Ingeneri ed architetti si interessano ai materiali edili derivati dalla canapa, tutti molto resistenti, coibentanti, insonorizzanti, ignifughi e antisismici; con una prospettiva di “vita” decisamente superiore al cemento e ad impatto ambientale pari a zero.
 Sino ad oggi, molti agricoltori scoraggiati dalla mancanza di strutture idonee alla trasformazione dei derivati, hanno atteso un cambiamento. Di contro, gli imprenditori che avrebbero voluto investire negli impianti, non hanno rischiato temendo l’assenza di coltivazioni di canapa e quindi il rischio che, una volta spese centinaia di migliaia di euro per realizzare impianti di lavorazione, mancasse la materia prima da trasformare. Così, come un cane che si morde la coda, si girava attorno ad un problema che sembrava irrisolvibile. Sicilcanapa, tra le prime aziende che hanno commercializzato i derivati alimentari di questa straordinaria pianta, oggi è disposta a rischiare, investendo le risorse accumulate in questi anni di attività commerciale, per far crescere la nostra azienda ed offrire ai nostri clienti un prodotto sempre più competitivo sia in termini di qualità che di prezzo. Non stiamo realizzando solo un impianto dedicato alla trasformazione del seme di canapa, ma un sogno.
Le sperimentazioni in Sicilia promettono bene e, se siamo riusciti a far coltivare la canapa solo al fine di prova, siamo sicuri di trovare tanto sostegno quando, dall’anno prossimo, daremo agli agricoltori certezza di acquisto del raccolto.

Realizzeremo tutte le lavorazioni del prodotto base, dall’olio di semi di canapa alla farina, tutti rigorosamente bio e garantiti senza glutine, grazie alla lavorazione completa in un singolo ambiente dedicato e garantito da qualsivoglia contaminazione, direttamente nella nostra azienda, senza utilizzare terzisti.

Raccolto e lavorato il seme rimarranno le paglie, anche quelle preziosissime, che invoglieranno presto altri imprenditori ad investire in strutture idonee alla loro trasformazione e alla produzione di materiale che sostituirà mattoni, cemento, plastica, legno, ecc. Tutto ecosostenibile ed a prezzi inferiori a quelli che siamo attualmente abituati a pagare per prodotti altamente inquinanti.


A questo punto non mi resta che darvi appuntamento al prossimo numero, per aggiornarvi sugli sviluppi della prima azienda di coltivazione, trasformazione e commercializzazione della canapa in Sicilia.





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