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Il seme che si schiude per originare la vita di una pianta è una metafora affascinante che profuma di terra e di vita, riscaldata dal calore del sole. E così come la scuola dovrebbe nutrire i suoi giovani studenti, vi abbiamo più volte raccontato di come la canapa possa nutrire l’uomo, gli animali e l’ambiente in cui viviamo. E se è vero, come disse Goethe, che «seminare non è mai faticoso come raccogliere», anche in Italia stiamo iniziando a raccogliere i frutti di quella rivoluzione culturale, sociale ed economica che la canapa può contribuire a realizzare. Tanto che proprio in una scuola alberghiera italiana, l’Ippsar di Palermo, è nato un progetto che coniuga l’alimentazione studiata a scuola, con il futuro dei ragazzi che frequentano l’istituto e la nobile pianta di canapa. Grazie ad un progetto europeo di I.G.S. (impresa Giovani Studenti) e Student Lab ed ai finanziamenti messi a disposizione dalla scuola, i ragazzi hanno potuto creare CanaPa – gioco di parole dove Pa sta per Palermo – una start up per produrre alimenti derivati dalla canapa, vincendo le prime selezioni. Il progetto ha avuto consensi inaspettati e i ragazzi si sono dati da fare in una scuola che ha saputo mettersi a disposizione ed andare oltre i comuni preconcetti. Abbiamo sentito Gianpiero Carnevali che ha fondato CanaPa insieme al vicedirettore Kevin Romano, all’addetto ai finanziamenti Alan Lo Piccolo e al responsabile della produzione Giuseppe Conti: ecco com’è andata.

Come è nata la vostra start up?

È nata grazie ad un progetto europeo creato da I.G.S. e Student Lab che si pone di creare delle giovani start up a partire dalle scuole. Noi con la nostra CanaPa abbiamo vinto la competizione di Palermo e poi gli interregionali a Salerno. Ora siamo in attesa della competizione regionale che si terrà a settembre. Se avessimo successo anche lì si aprirebbero le porte della competizione nazionale e di quella europea, con premi e finanziamenti per le idee migliori.

Voi cosa proponete?
Noi, essendo studenti di una scuola alberghiera, l’Ippsar di Palermo, abbiamo puntato sulla cucina a base di canapa. Siamo riusciti ad avere uno sponsor che ci ha fornito le farine, l’azienda di Bolzano Embio, e altri che hanno coperto parte delle spese. Inoltre la scuola ci ha messo a disposizione 3mila euro per partire e acquistare ingredienti e strumentazione necessaria.

E come vi è venuto in mente di puntare sulla canapa?
Conoscevamo già le importanti proprietà nutrizionali dei suoi semi e degli alimenti derivati. Ma l’idea in sé mi è venuta una sera, mentre guardavo “The Secret” un film in cui la fisica quantistica si incrocia con l’autodeterminazione ed il fatto che ognuno si crea la propria realtà, ognuno può fare quello che vuole, se ci crede davvero. Inoltre puntiamo a far conoscere la qualità preziose della canapa nel settore industriale, per far passare il concetto che parlare di canapa non significa parlare di droga.

E ora?
Ora siamo partiti. Fino ad oggi abbiamo creato pizza, pasta, biscotti, muffin e tutto ciò che si poteva creare a partire dalla farina di canapa. I prossimi progetti invece saranno basati su piatti della tradizione siciliana integrati con la canapa, sulla novelle cousine che studiamo a scuola e su linee di alimentazione per vegetariani, vegani e celiaci.

I professori come hanno accolto l’idea?

Devo dire che il nostro progetto è piaciuto un sacco. Tanto che, siccome tra le materie di studio c’è anche alimentazione, abbiamo fatto delle lezioni mirate sulle proprietà nutrizionali della canapa.

È strano, in questo momento così duro per la scuola pubblica, che siate state finanziati…
Siamo stati fortunati. Anche perché un istituto professionale come la nostra ha più soldi di un liceo. Ci siamo trovati ad esempio a dover andare a Salerno per gli interregionali: noi avevamo il viaggio spesato, altri ragazzi siciliani che abbiamo incontrato hanno dovuto pagare il tutto di tasca loro.

Coltiverete in futuro la canapa che utilizzate per cucinare?
Certamente, avevamo provato a far partire delle coltivazioni già da quest’anno ma non c’è stato il tempo. Dall’anno prossimo partiremo sicuramente, abbiamo già i terreni. Questo sarà un passo fondamentale perché noi ci teniamo a chiarire che non prepariamo soltanto alimenti e bevande a base di canapa: noi amiamo la terra, coltivando i nostri diritti. Sempre più fieri di ciò che siamo!

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