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La commissione Agricoltura della Regione Campania ha approvato all’unanimità a fine novembre la proposta di legge relativa agli “Interventi per favorire la coltura della canapa nelle varie filiere produttive”. Ora è atteso il passaggio in aula per l’approvazione finale della proposta fatta dal consigliere Gennaro Oliviero e redatta in collaborazione con il CREA CIN di Caserta.

Nel testo sono presenti incentivi per 30mila euro all’anno e sinergie con il Programma di sviluppo rurale della Campania 2014-2020. «Sulla canapa – ha sottolineato il presidente della commissione agricoltura regionale Maurizio Petracca – ci allineiamo alla legislazione nazionale dato che proprio in queste ore il Senato ha dato il via libera ad una legge che disciplina la stessa materia (vedi articolo sopra, ndr). La canapa è una coltura di grande rilievo perché è in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, del consumo dei suoli, della desertificazione e della perdita di biodiversità. Favorirne la coltura rappresenta perciò un passo importante su aspetti diversi e complementari che vanno dall’agricoltura alla tutela ambientale fino alle attività produttive».

I POSSIBILI BENEFICIARI
I beneficiari dell’incentivo potranno essere «le imprese agricole singole e associate», le Op e i partenariati costituiti da «imprese, enti di ricerca, imprese di trasformazione ed altri soggetti che hanno tra i propri scopi la lavorazione, commercializzazione e promozione della canapa e dei prodotti derivati».
I partenariati potranno essere anche costituti sotto forma di Pei ai sensi della normativa inerente la misura 16 per l’innovazione del Programma di sviluppo rurale, in modo da poter essere da questa finanziati con un’aliquota maggiorata del 20%.

AZIONI DI SOSTEGNO
– «Prove di confronto varietale per individuare le varietà più idonee e meglio adatte agli areali di coltivazione campani, per uso food e no food».
– «Sostegno alla ricerca applicata di nuove agrotecniche, e definizione di protocolli tecnici di coltivazione della canapa che abbiano carattere di sostenibilità ambientale ed economica».
– «Introduzione di macchine e attrezzature innovative per la meccanizzazione delle fasi di raccolta, movimentazione del prodotto, lavorazione e trasformazione».
– «Creazione di una banca del seme regionale a gestione associata per la conservazione delle varietà di canapa».
– «Studi e ricerche su utilizzi industriali, ambientali, ed aziendali innovativi e alternativi della canapa».

In Campania la coltivazione della canapa è stata praticata in tutta la regione fino agli anni ’50 del secolo scorso. Negli anni venti la provincia di Caserta divenne la seconda provincia italiana per la produzione di canapa, così come si evince da un documento dell’Istituto Luce realizzato nel 1936. Fino agli anni ’50 – ’60 l’areale tra Napoli e Caserta è stato uno dei principali bacini canapicoli del Paese. Era fonte di lavoro non solo per gli agricoltori ma anche per tutti quegli operai impiegati nell’industria manifatturiera tessile che dalla canapa traevano la materia prima per la successiva fase di lavorazione.

La canapa oltre che un fenomeno economico per le nostre zone fu anche un fenomeno sociale e culturale.





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