In California la cannabis è legale dal primo gennaio 2018, ma fino ad oggi esisteva una categoria di cittadini che rischiava conseguenze penali se trovata in possesso anche di modiche quantità di erba a scopo di consumo personale, quella dei detenuti. Nelle carceri dello stato, infatti, continuava a valere una legge del 1949 che sancisce il divieto assoluto di consumare droghe all’interno delle mura penitenziarie. Ma da oggi non è più così.

La Corte di Appello di Sacramento ha infatti assolto 5 detenuti che erano stati scoperti dalle guardie carcerarie in possesso di marijuana. Secondo i giudici la legge del ’49 vieta il consumo ma non nomina affatto la detenzione, che quindi è stata considerata legittima alla luce del referendum che ha legalizzato la cannabis in California. Il risultato, decisamente paradossale, ora è che i detenuti potranno detenere marijuana, ma non è chiaro se potranno o meno consumarla.

La sentenza precisa che le autorità carcerarie potranno continuare, con delibere interne, a vietare il possesso di droghe per motivi di ordine e sicurezza. Ma le pene per i trasgressori potranno essere solo quelle facenti parte dell’ordimento interno dei luoghi di detenzione (ad esempio l’isolamento), mentre non potranno essere più comminate sanzioni penali, come gli aumenti di pena ai danni dei trasgressori.

Una sentenza di certo non rivoluzionaria, che però non è piaciuta alle autorità dello stato. A quanto riferito dai media, infatti, l’Attorney General della California (una sorta di procuratore generale, ma con compiti in parte diversi) starebbe valutando la possibilità di fare ricorso contro la sentenza per ristabilire il divieto penale del possesso di cannabis per i carcerati.





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