Bolla della cannabis in Borsa: se ne sta parlando sui quotidiani italiani, dove ogni notizia negativa sulla pianta viene amplificata, molto meno su quelli americani. Il motivo? Era una situazione ampiamente prevista e fisiologica per un mercato in via di rapida espansione.

La notizia, riportata in Italia da Il Sole 24 Ore, è questa: rispetto ai picchi raggiunti nel 2018 i titoli delle 50 maggiori società del settore hanno perso oltre il 66%, mandando “in fumo” quasi 30 miliardi di dollari di capitalizzazione. Gli esempi più importanti sono quelli delle aziende canadesi: la Tilray, quotata al Nasdaq, all’epoca valeva sul mercato quasi 20 miliardi di dollari e ora ne vale solo due. Canapy growth è passata da 11,1 miliardi a 6,1 miliardi di capitalizzazione, mentre Aurora cannabis è crollata da 8 a 2,7 miliardi.

Il motivo è che le principali aziende quotate di settore avevano raggiunto un valore che in alcuni casi era anche di 10 volte superiore al loro patrimonio. Ora i valori sono tornati alla normalità, senza che la rivoluzione verde accenni a fermarsi. La cannabis in USA è il settore che in assoluto sta creando più posti di lavoro (200mila creati ad oggi che sarebbero più di 1 milione se fosse legale in tutti e 50 gli stati) che porta miliardi in tasse (4,7 miliardi nel. 2017), e che crescerà a ritmi vertiginosi. Secondo Prohibition Partners entro il 2028 il settore cannabis potrebbe valere in Europa la cifra incredibile di 123 miliardi di dollari.

Anche i nostri media nazionali prima o poi si dovranno arrendere: la cannabis sta creando un fermento culturale, economico, politico e sociale inarrestabile, e le buone notizie devono ancora venire.

Il Congresso USA ha votato per la prima volta nella storia una legge che toglierebbe la cannabis dalle sostanze controllate a livello federale, mentre a marzo 2020 i paesi membri dell’ONU dovranno votare le raccomandazioni dell’OMS, che ha chiesto di togliere la cannabis dalla tabella della sostanze considerate senza valore medico, riconoscendone dunque le proprietà. L’ennesima multinazionale, la Nestlé, è entrata nel mercato. E sempre in USA si sta affrontando una legge per permettere alle aziende di accedere ai finanziamenti bancari.

La marea verde è partita, e ormai non la ferma più nessuno.





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