I proibizionisti diranno che non può esserci un uso giusto nel consumo di droga. In realtà è vanto dell’uomo aver imparato a usare centinaia di “droghe” per superare i problemi. Sono tutte droghe gli antidolorifici, gli antidepressivi, gli ansiolitici, gli anticoagulanti e anche gli anabolizzanti: prodotti con lo scopo di far recuperare prima la massa muscolare a persone (o animali) che hanno subito gravi traumi fisici, ma che oggi vengono usati per migliorare le prestazioni atletiche e la forma fisica anche di sportivi non agonisti. I farmaci per migliorare le prestazioni sessuali, come il Viagra, servono davvero per dare la possibilità di procreare a chi ha problemi di impotenza?

Che male c’è a usare una “droga” per poter fare sesso anche quando, a una certa età, diventa solo un egoistica voglia?
Sono “droga” tutti i prodotti contenenti uno o più principi biologicamente attivi che l’uomo usa per migliorare la propria vita, alleviare le proprie e le altrui sofferenze o, più semplicemente, per il proprio piacere.

Nel caso della cannabis, impulsivamente si può essere portati a pensare che non può esserci un giusto modo di fumare, dato che il fumo nuoce alla salute a prescindere. Ma il fumo derivato dalla combustione di una canna fa male ai polmoni come l’alcol contenuto nel vino e nella birra lo fa al fegato.

Per scoprire le differenze tra uso e abuso di cannabis nello “scopo ludico”, vi racconto alcune esperienze personali. Lavorando nel mondo della cannabis, spesso ho visitato Amsterdam, che è tra le mete preferite di noi estimatori. Quando un consumatore di cannabis giunge nella pittoresca città fiamminga, la prima cosa che fa è entrare in un coffee shop e comprare legalmente della cannabis. L’ho fatto anch’io e, come tutti, ho comprato più fiori del necessario.
Questo è già un atteggiamento irresponsabile, ma è frutto dei traumi di chi ha subito il proibizionismo: quando vai a comprare dell’erba per strada, acquisti spesso senza guardare. Anche quando ti viene dato un buon prodotto, lo rovini pressandolo il più possibile per nasconderlo meglio. Torni a casa con un’ansia paurosa, come se avessi addosso la refurtiva di una rapina appena commessa (di fatto, stai rischiando la galera). In più devi mantenere il segreto, per sfuggire ai pregiudizi. Ad Amsterdam, entri in un coffeeshop, dimostri con un documento di essere maggiorenne, e fai il tuo acquisto. Puoi scegliere tra diverse varietà. Valuti l’aspetto, il profumo, la compattezza, mentre il commesso ti spiega gli effetti. Dopo aver acquistato, prendi una bevanda e vai a sederti in un divanetto per la tua prima canna legale.

Diversi politici italiani che sono contro la legalizzazione, ammettono di aver consumato cannabis ad Amsterdam: di solito raccontano l’episodio aggiungendo affermazioni come «sono stato malissimo» per sottolineare che è sbagliato legalizzare la cannabis.

Quando uscii dal primo coffeeshop ad Amsterdam, mi sentivo esattamente come quando fumo in qualsiasi altra parte del mondo. Non era cambiato nulla ma sentivo meno la fatica del viaggio e avevo voglia di visitare la città. Qualche volta può succedere di uscire dal coffeeshop particolarmente affamati, tanto da mangiare le tipiche patatine fritte anche se sono le 9 del mattino. Dopo le patatine ti accorgi che effettivamente sarebbe stato meglio un muffin al cioccolato, oppure ai mirtilli e, finita un’altra canna, vai a mangiare entrambi. Si chiama “fame chimica” e, se non gestita responsabilmente, può provocare danni anche medio gravi al nostro apparato digerente, e all’intero metabolismo. Brusco, nella sua canzone “L’erba della giovinezza”, in una strofa canta “…ingrassavo a furia di profitteroles”; ed effettivamente è stato obeso.

Ammettere che la cannabis induce a cedere ai piaceri della gola, ci aiuta a essere consumatori più responsabili: prima di entrare in un coffeeshop, compro mele e agrumi. Quando arriva la fame, il fruttosio della mela soddisferà la mia voglia di zuccheri. Gli agrumi li mangio in caso di abuso.

Assumere cannabis a scopo ricreativo è come bere al bar con gli amici: è possibile che, dopo qualche bicchiere, inizi a girarti un po’ troppo la testa. Con la cannabis è possibile alleviare i sintomi di un abuso, anche grave, semplicemente rilassandosi e assumendo vitamina C. Con l’alcol è consigliabile andare in ospedale.

In uno dei viaggi più belli che ho fatto ad Amsterdam, visitai una mostra di Real Bodies. Prima di entrare andammo a fumare una buona sativa (le indiche mi piacciono per la sera). Era forte, tanto da provocare secchezza delle fauci. Andai a comprare una bottiglia grande di acqua e un po’ di pane integrale che mangiai assieme a mia moglie e a due anatre in riva al fiume. Finito il pane, prima di andare a vedere la mostra, salutammo gli amici volatili – non perché “sballati”, ma esattamente come facciamo quando salutiamo i gatti che vivono con noi e gli animali che vivono con i nostri amici e con i nostri vicini. Gli animali meritano più rispetto di noi uomini. Fu meraviglioso scoprirsi dentro: la curiosità era tanto forte che lessi ogni cartellino, impiegando mezza giornata per vedere tutta la mostra. Parlai con degli spagnoli e con altri italiani per confrontare le nostre emozioni. Raccontando questa storia a due amici, ciò che mi dissero fu: «quando vado ad Amsterdam, l’unica cosa che mi ricordo è l’arrivo al primo coffeeshop».

L’uso responsabile è quello che ti permette di gioire maggiormente della vita, di ridere di cuore anche quando non sei più un ragazzino, di sentire meglio il piacere anche quando la vecchiaia rovina i tuoi recettori, di immaginare meglio e, forse, capire di più.

L’uso irresponsabile è quello che si fa quando nessuno c’ha spiegato l’altro.





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