download (3)Diego è un ragazzo che frequenta il primo liceo a Firenze: veste in maniera curata, porta gli occhiali, è pettinato in maniera classica, è dolce e va pure bene a scuola. Ergo è frocio e va perseguitato. Nella scuola descritta da Filippo B. regna una sorta di silenzio-assenso sui comportamenti violenti: per quieto vivere gli insegnanti e i bidelli fanno finta di non vedere, e così i bulli possono agire indisturbati e impuniti. Grande assente, in questo libro, è anche un sostegno psicologico. E così Filippo B., nella vita reale, ha dovuto inventarsi una terapia fai-da-te: per uscire dall’incubo si è messo a scrivere, e ce l’ha fatta. L’autore, oggi sedicenne, ha registrato nel suo diario tutto quel che gli succedeva, non riuscendo a raccontare nulla a casa.

L’accusa di omosessualità gli brucia dentro e il ragazzo cerca di capire se effettivamente sia gay, arrivando a chiedere ad un’amica di fingersi la sua ragazza per mettere a tacere le voci. Diego si sfoga con il suo diario e racconta il tormento di una “vita che fa schifo” sospesa tra un mondo di ragazzi che lo rifiuta e un mondo di adulti che non lo capisce. Diego vuole farsi degli amici, è pronto a diventare un bullo per difendersi dai bulli. Ha voglia di essere come gli altri, meglio degli altri. Dal libro si evince una generazione molto omofobica, in cui è importante fare esperienze eterosessuali il prima possibile per non essere diversi dagli altri.

a cura di Martina

 





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