Più volte vi sarà capitato di sentire qualcuno appellarsi al principio di precauzione. Succede quando ci si trova davanti a questioni scientificamente controverse per cui prendere decisioni politiche ed economiche sarebbe quantomeno azzardato tanto da preferire scegliere una strada cautelativa nell’interesse dei cittadini finché nuovi studi non rendano la questione più chiara.

È successo pochi giorni fa a Bruxelles, quando il ministro Céline Fremault, in pieno disaccordo con governo federale centrale belga e in barba agli accordi con i colossi delle telecomunicazioni Proximus, Orange, Telenet che si aspettavano il lancio della fase di sperimentazione del 5G nel 2020, ha dichiarato: «C’è l’impossibilità di valutare le emissioni delle antenne utilizzate dagli operatori per mancanza di informazioni tecniche disponibili sul comportamento», quindi tutti fermi finché non saranno forniti nuovi pareri autorevoli.

Il temporaneo blocco al 5G fa appello alle stesse perplessità avanzate da diverse moratorie sostenute da medici, scienziati e cittadini per bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G prima che siano chiari gli eventuali rischi sulla salute.

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