AntiproibizionismoHigh times

Brittney Griner condannata in Russia a 9 anni

La cestista e star del basket americana è stata per il possesso di olio di cannabis, ora si prospetta uno scambio di prigionieri

Brittney Griner condannata in Russia
Brittney Griner, la star del basket americana e considerata tra le più forti giocatrici al mondo, è stata condannata a 9 anni di carcere e giudicata colpevole di traffico di droga dal tribunale di Khimki, alla periferia di Mosca.

La donna era stata arrestata prima dell’inizio del conflitto in Ucraina quando aveva raggiunto Mosca nonostante le autorità americane avessero invitato i propri concittadini a non lasciare gli Stati Uniti. La Griner giocava nella squadra di basket di Ekaterinburg nelle pause del campionato Usa, ma all’arrivo in aeroporto era stata arrestata.

BRITTNEY GRINER: POSSIBILE SCAMBIO DI PRIGIONIERI

Ora Mosca è pronta a discutere con Washington uno scambio di prigionieri che coinvolga la cestista  attraverso un canale di comunicazione a livello presidenziale: lo ha riferito il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

“La mia amministrazione continuerà a lavorare senza sosta e a perseguire ogni strada possibile per portare Brittney e Paul Whelan a casa il prima possibile”, sono invece state le parole del presidente Biden all’indomani della condanna. Whelan, cittadino canadese con nazionalità americana, britannica e irlandese, è stata arrestato in Russia e condannato nel 2020 a 16 anni di carcere perché considerato una spia.

Nessun riferimento invece a Marc Hilliard Fogel altro cittadino americano arrestato nel 2021 in Russia sempre per possesso di cannabis, che è stato condannato a 14 anni, con la famiglia che chiede a gran voce l’intervento del governo americano.

Sicuramente la Griner si è trovata nel posto sbagliato nel momento sbagliato, visto i contorni geopolitici che la faccenda ha assunto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Così come non si può non sottolineare la follia proibizionista che vorrebbe ridurre persone in carcere per anni e anni, per il solo possesso di cannabis.

“Mi chiamano pedina politica, ma io spero che la politica resti fuori da quest’aula”, ha detto la campionessa durante l’udienza supplicando i giudici di non “mettere fine alla sua vita” nell’appello finale prima della sentenza in Russia. “Ho commesso un errore in buona fede, non avevo intenzione di infrangere la legge”, ha dichiarato nel tribunale di Khimki. La cestista, che è comparsa dietro le sbarra e ammanettata, ha chiesto “scusa alla mia squadra, alla mia famiglia. Non volevo ferire nessuno. L’unica cosa che voglio è tornare da loro“.



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