Brasile: approvati due nuovi territori indigeni
Per un totale di quasi un milione di ettari di terre riportare sotto il controllo degli indigeni solo nell'ultimo anno
Ad annunciarlo sono stati il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, il ministro per i Popoli Indigeni Sonia Guajajara e il ministro della Giustizia e della Pubblica Sicurezza Ricardo Lewandowski.
Le due nuove terre indigene, nei quali vivranno i membri dei gruppi Pataxó e Karajá, si estenderanno per circa 35mila ettari nei territori di Bahia e Mato Grosso.
“La protezione dei popoli ancestrali è strettamente legata alla sostenibilità non solo del nostro Paese, ma dell’intero pianeta” ha dichiarato il ministro Lewandowski nella riunione con il CNPI (Consiglio Nazionale per le Politiche Indigene), dove sono stati firmati i decreti di approvazione.
“Sostenere i diritti dei popoli indigeni significa sostenere i diritti dell’umanità stessa, per lottare contro il cambiamento climatico”.
I NUOVI TERRITORI INDIGENI POTREBBERO ESSERE SEI
Salgono a quota dieci le terre indigene approvate nell’ultimo anno e mezzo. Territori che, secondo le ultime statistiche, sono in costante aumento.
Un obiettivo raggiunto anche grazie al CNPI. Organo abolito dal governo di Bolsonaro, ma reintrodotto da Lula con un decreto del 2023, composto da 30 indigeni e 30 rappresentanti di ministeri, agenzie e altre istituzioni.
Il cui nobile scopo è dare voce ai popoli nativi quando si tratta di elaborare e deliberare le politiche pubbliche che li riguardano.
“Questo consiglio è più importante di una commissione. Siete voi a guidare il governo nelle decisioni politiche per i popoli indigeni che metteremo in pratica in questo Paese”, ha dichiarato il presidente Lula.
Lula che nel corso dell’incontro ha fatto sapere che le terre sarebbero state ben sei. Ma a causa di alcune controversie, per cui sono già in corso colloqui con i governatori locali per trovare al più presto delle soluzioni, i nuovi territori indigeni sono scesi (momentaneamente) a due.
LE INIZIATIVE DEL PRESIDENTE LULA PER SALVARE L’AMAZZONIA (E IL RESTO DEL MONDO)
Queste appena citate sono solo le ultime iniziative del governo Lula per salvaguardare l’ambiente e garantire i diritti dei popoli nativi.
Dopo l’epoca Bolsonaro, che ha visto i livelli di deforestazione schizzare alle stelle, il Presidente Lula si è impegnato attivamente per fermare questo fenomeno suicida.
Negli ultimi 12 mesi infatti, la deforestazione dell’Amazzonia è nettamente diminuita. Registrando un calo del 36% in Brasile (il livello più basso dal 2015), e del 49% in Colombia, grazie alle scelte del governo guidato da Gustavo Petro.
Sebbene un’inversione di tendenza sia ancora lontana, queste scelte, più umane che politiche, ci hanno dimostrato quanto sia possibile agire per il bene comune. Mettendo invece da parte gli interessi di natura puramente economica.