Di fronte a un regalo o a un gesto di gentilezza, nella fattispecie l’ospitalità gratuita, la reazione più diffusa è il desiderio di sdebitarsi. Lo dicono diversi studi e lo confermano le testimonianze di chi ha già aderito all’iniziativa promossa da Borgo Office. Stiamo parlando di nomadi digitali o smart worker che hanno già soggiornato gratuitamente in un’azienda agricola nei pressi di diversi borghi italiani acquistando prodotti a km 0 della stessa struttura per sostenerla. Da nord a sud sono diverse le realtà tra cui scegliere, molto diverse per concezioni, livello e prodotti offerti – straordinarie quelle in Piemonte, ad esempio – ma, se come sostiene l’architetto e urbanista Stefano Boeri, il nostro futuro è nei vecchi borghi, basta farsi un giro su borgo-office.it per capire se è davvero quello che fa per noi.

Da dove nasce l’idea di unire lavoratori da remoto e aziende agricole?
Se già prima della pandemia l’idea della fuga dalla città per trasferirsi in un contesto più tranquillo stuzzicava molti “scontenti metropolitani”, oggi questa tendenza si è molto accentuata. E, in questo nuovo scenario, il richiamo dei borghi è diventato forte come non mai: la combinazione “smart working & fine living” li ha fatti tornare prepotentemente di moda, soprattutto quelli italiani, famosi nel mondo per la loro bellezza. È l’evoluzione del concetto di bleasure (da business e pleasure, lavoro e piacere): prima si prolungava la trasferta di lavoro con qualche giorno di vacanza, adesso si viaggia portando con sé il computer. Da qui la sfida di Borgo Office che offre benefici a tutti i soggetti coinvolti: ai nomadi digitali, desiderosi di lavorare in smart working da uno splendido luogo nella natura, all’azienda agricola che si vede supportata economicamente a fronte della semplice ospitalità e al borgo in cui è ubicata questa realtà che vede attivarsi un virtuoso indotto grazie al turismo da smart working.

Quali sono le caratteristiche che devono avere le strutture per far parte di questa nuova rete?
Le strutture ospitanti devono essere affascinanti, avere un Wi-Fi potente, essere in prossimità di un borgo e poter accogliere gli smart worker in work desk panoramici.

In cambio dell’ospitalità, al viaggiatore viene richiesto solo di acquistare i prodotti dell’azienda?
Esattamente. Ai soggiorni gratuiti sono stati agganciati i “pacchetti di sostegno”, che consentono, appunto, agli ospiti di sostenere economicamente l’azienda agricola attraverso l’acquisto di produzioni agricole a km 0 ed esperienze esclusive in struttura.

L’agriturismo invece cosa ci guadagna?
La possibilità di generare un profitto, anche in virtù di possibili acquisti aggiuntivi dell’ospite durante il soggiorno e nel corso del tempo. L’occasione di promuovere con il passaparola la propria attività e i propri prodotti e riempire “slot” fin qui sottoutilizzati (giorni feriali e bassa stagione).

Soggiornare e lavorare da queste realtà defilate è anche una chiave per promuovere un certo tipo di turismo, quali sono i valori che lo sostengono?
Col nostro modello, gli agriturismi rilanciano l’altra “gamba” della propria attività: l’agricoltura. Laddove fino ad oggi era l’ospitalità a generare la maggior parte delle entrate, col nostro modello è viceversa l’agricoltura. Per usare una metafora: la natura “corre in soccorso” dell’uomo.

a cura di Olivia Mordenti
Scrive solo per testate indipendenti





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