Il presidente Bolsonaro ha appena festeggiato i 300 giorni di governo in Brasile

Per Jair Bolsonaro l’Amazzonia – quella circoscritta entro i confini del suo Paese – deve produrre materie prime e reddito. Perché accada, il presidente brasiliano lavora per cambiare la fisionomia del polmone verde del pianeta attraverso un controverso disegno di legge che apre le terre indigene alle attività minerarie, agricole e alla produzione di energia idroelettrica.

Bolsonaro l’aveva promesso in campagna elettorale e ora sta passando all’azione: “Questo è un grande passo avanti – ha detto il presidente brasiliano – ma dovremo affrontare la pressione degli ambientalisti“, che avvertono che l’estrazione accelererà la deforestazione delle foreste tropicali del Brasile. Nel frattempo sale il dissenso dei leader indigeni brasiliani che si sono riuniti nel Mato Grosso per denunciare le aggressioni dell’amministrazione Bolsonaro e ricordare che uno sfruttamento delle terre così come prospettato minerebbe la sussistenza della loro comunità e spazzerebbe via le loro culture già minacciate dalle crescenti invasioni di disboscatori illegali.

Dal canto suo Il presidente ritiene che gli indigeni occupino troppa terra, il 13% del paese, ostacolando lo sviluppo economico che deriverebbe dalle  indicibili risorse minerarie nascoste lì, dall’oro ai diamanti. In una nota ufficiale, l’ufficio di presidenza ha detto che l'”omissione” dei precedenti governi in materia di regolamentazione delle attività economiche ha causato incertezza giuridica “e ha incoraggiato l’estrazione mineraria illegale” in Amazzonia.

La proposta include disposizioni per la consultazione delle comunità indigene e richiederebbe l’approvazione del Congresso per qualsiasi progetto di generazione di energia idroelettrica o mineraria, funzionari del governo hanno affermato, tuttavia, che le comunità indigene non avrebbero il diritto di porre il veto ai progetti una volta autorizzati dal Congresso.

Bolsonaro prevede inoltre separatamente di consentire un’agricoltura commerciale su larga scala su riserve indigene, alcune delle quali hanno già piantagioni di soia anche se non sono consentite dalle attuali leggi ambientali.





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