Quasi tutti abbiamo già sentito parlare di Bitcoin e Blockchain, ma cosa sono esattamente? Che relazione esiste tra loro? E soprattutto, che ci azzeccano con il mondo della cannabis?

La Blockchain è sostanzialmente un database decentralizzato su un numero variabile di hard disk, di diversi attori, che distribuiscono i file attraverso una rete P2P (peer to peer).
Giusto per capirci, tutti i programmi di file sharing come Emule o Torrent sono basati su reti P2P, non esiste una società o un ente che li controlla, esistono solo una moltitudine di utenti che condividono i propri file.

Quindi, se proviamo a immaginare la Blockhain come un contenitore che racchiude i dati che vogliamo condividere con il resto della rete P2P, possiamo anche vedere Bitcoin come il lucchetto più potente nella storia del digitale per mettere al sicuro tali dati e chi li vuole condividere.

Bitcoin è quindi un super lucchetto capace di registrare, trasmettere e proteggere informazioni di valore (come il denaro) da qualsiasi tipo di attacco informatico.

Ma come fa? Per riuscire in questa impresa si avvale della magia delle scienze matematiche, come la crittografia (Bitcoin utilizza l’algoritmo di decriptazione SHA-256) e della teoria dei giochi (Bitcoin è un network decentralizzato a consenso distribuito, tramite Proof of work), che combinandosi con la rete P2P rendono attualmente impossibile, o come dicono i tecnici, computazionalmente impraticabile, decriptare tali informazioni.

Tutto qui? No, Satoshi Nakamoto, anonimo creatore di Bitcoin, ha dotato la sua creatura di una caratteristica singolare, ossia la capacità di inserire informazioni meta-protocollari (OP_RETURN) all’interno di una transazione Bitcoin, un pò come se fosse la causale di un versamento bancario es: pagamento canone di locazione.
Quindi la rete bitcoin può essere intesa come il primo registro pubblico, incorruttibile, consultabile da chiunque 7×24 su scala globale, privo di autority o società privata che la controlli o manipoli a proprio piacimento.

Di questa dirompente caratteristica se ne deve essere accorta anche la Medicinal Genomics, società che oltre a effettuare test sui cannabinoidi e verificare eventuali contaminazioni microbiche della cannabis, offre la possibilità ai propri clienti di sequenziare il genoma delle loro piante.

L’ambizioso progetto di questa azienda consiste nell’inserire all’interno della blockchain di Bitcoin la storia evolutiva della cannabis attraverso la mappatura delle diverse genetiche, infatti tramite un kit di purificazione del DNA fornito al costo di circa 600$, i breeder di tutto il mondo potranno inviare alla Medicinal Genomics il materiale genetico estratto dal kit di purificazione per ottenere il sequenziamento dei loro genotipi e vederli inseriti nella rete bitcoin, come se fosse l’ufficio marchi e brevetti.
Ottenuto il sequenziamento i ricercatori della M.G confronteranno il corredo genetico appena osservato con quello degli strain utilizzati per creare il nuovo ceppo e, se ne osserveranno un significativo discostamento, catalogheranno il genotipo come nuova varietà (medicinalgenomics.com/kannapedia). A quel punto il breeder otterrà dalla M.G. una chiave privata corrispondente ad un indirizzo Bitcoin, che attesterà la data e la paternità dell’invenzione e che attribuirà al suo possessore la facoltà di utilizzarla per cedere o vendere l’informazione in essa contenuta.

Oltre alle evidenti implicazioni di copyright, la M.G. svolge un ruolo centrale anche per i grower che da ora in poi potranno essere sicuri che i semi che hanno acquistato, possiedono quel determinato patrimonio genetico desiderato, molto similmente a quanto avviene ai prodotti DOC. Anche altri siti web come SeedFinder.eu dispongono di “mappe” che tracciano il corredo genetico dei vari strain, ma in nessun modo offrono garanzie o certificazioni sull’originalità di tali mappature, inoltre nel caso di chiusura del server della SeedFinder tutte le informazione andrebbero perse.

In conclusione, se avessimo avuto a disposizione questa tecnologia 20-30 fa, oggi non ci sarebbero dubbi su chi ha isolato per primo il ceppo di White Widow… infatti nessuno oltre ai diretti interessati lo sa con precisione.

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