dopoCirca 25 anni fa, i piccoli villaggi britannici nei pressi di Birmingham si affacciavano su un paesaggio lunare: miniere a cielo aperto, ferrami dell’industria del carbone, montagnole di rifiuti, cave, polveri, scavi nella roccia, fornaci, camini, fumi. La desolazione.

L’aria puzzava, la terra era inquinata. Non c’erano alberi, non c’era vita naturale. Solo un area di 500 chilometri quadrati di grigio. E poi le miniere chiusero dando ancora più disperazione ai residenti. Dopo tutto lo schifo al paesaggio, neanche più il lavoro.

Che fare? Beh, l’idea fu semplice: iniziamo a piantare alberi. Era una idea davvero basilare, e portata avanti da un piccolo gruppo di residenti locali. Non avevano grandiosi progetti – non ancora. Volevano solo fare qualcosa di buono per il loro ambiente. Era il 1991.Si misero assieme e iniziarono.

Come tutte le cose di gran successo, all’inizio non ci credeva nessuno e anzi le grandi associazioni non ne sapevano niente prima e non ne erano interessate. Chiesero dei fondi all’Unione Europea, pochi, giusto per iniziare. Erano soldi desinati ai sussidi agricoli, ma qui li usarono per ripiantare la foresta.

Nel 1991 l’idea era solo di seminare un po’, aspettare e vedere. Dopotutto quella in anni remoti era stata foresta e magari con un po di amore sarebbe potuta tornare verdeggiante. Per anni non ci fu niente da vedere: gli alberi hanno i loro ritmi, e all’inizio non se ne accorse nessuno. Ma i residenti li hanno continuati a piantare.L’hanno fatto per 25 anni e lo continuano a fare. 

Oggi si può dire che l’esperimento è riuscito. In 25 anni sono stati piantati 8,5 milioni di alberi. Si sono creati sentieri fra la vegetazione e sono stati ripristinati ad uso turistico, didattico o ristorativo 500 siti industriali dismessi. È stata una impresa mastodontica.

Come appariva la zona interessata dal progetto ai tempi delle miniere

Come appariva la zona interessata dal progetto ai tempi delle miniere

La prima foresta ripiantata nel Regno Unito nella storia recente. E i benefici sono arrivati a tutti: ambiente, cittadini, economia. 25 anni dopo infatti il panorama è completamente diverso. La natura ha fatto il suo corso: sorge adesso nell’ex regione del carbone una enorme foresta, alberi e verde dappertutto, e attività ricreative per i tanti ciclisti, e gli appassionati di hiking, canoe, cavalli e bird-watchers.
L’area è piena di farfalle, pipistrelli, gufi, uccelli e vita selvatica che diventa sempre più variegata. I novelli sposi vanno a piantarci alberi. Ci sono iniziative per i ragazzi, ostelli. Le vecchie fornaci sono diventate piccoli monumenti.

La gente viene per fare vacanze, per fuggire dalle città, per trovare un oasi di pace.Il lavoro non è ancora completo: gli alberi piantati 25 anni fa sono ormai maturi, ma la riforestazione continua ed ogni anno centinaia di nuovi ettari vengono ripiantati con alberi giovani. L’obiettivo è di piantare altri 8 miloni di alberi per un totale di 16 o 17 milioni.

Quelli più piccoli cresceranno, ma l’investimento di allora ha già portato frutti e benefici. L’aria è pulita, i fiumi sono limpidi, la terra è più fertile. La gente è più serena ed orgogliosa.I residenti iniziali sono ora diventati un gruppo maturo che coordina il tutto sotto il nome di National Forest company. È questa che ha rilevato i siti dismessi e li ha fatti rinascere. Adesso danno anche consigli ai proprietari terrieri su come meglio fare per trasformare i loro siti. Anche i privati infatti vogliono piantare foreste.

volontari
John Everitt, il direttore della National Forest company dice che non è questa una foresta chiusa ed impenetrabile – la selva oscura. Piuttosto è un continuo di habitat, spazi verdi, pascoli, comunità, alberi.
E quanto è costato tutto questo? 70 milioni di euro in 25 anni. Cioè 3 milioni di euro l’anno. Niente in termini di costi pubblici. È questo il costo di due chilometri di treno ad alta velocità. E cosa ha portato la foresta indietro? Turismo, crescita del valore delle case, business del legno per un totale di 1.,5 miliardi di euro.

Investi 70 milioni e tiri fuori 1,5 miliardi di euro. Ripeto: investi 70 milioni e tiri fuori 1,5 miliardi. Credo che questa sia la miglior risposta a chi dice che l’ambiente non porta soldi: è tutto il contrario. Gli investimenti qui hanno fruttato – e non lo dico io, quanto John Everitt – duecento volte il costo iniziale.

E in Italia? Da quale sito dismesso iniziamo? Quando arriverà la cultura dell’albero come di un qualcosa di utile, buono, che da valore aggiunto, bellezza, benessere? Quando abbandoneremo l’idea che l’albero sia invece un impedimento, un disturbo, una cosa che da fastidio perché si deve potare, perde le foglie, cresce?

Quando capiremo che nel 2016 non è la villetta al mare che crea lavoro e benessere, quanto invece l’ambiente sano, verdeggiante?

Nella mia piccola Lanciano ogni anno vedo venire su palazzine su palazzine (alcune orrende) senza un filo di verde. In alcuni posti hanno pure “appartamenti in classe A” per il risparmio energetico e non c’è un albero a pagarlo. Per fare il verde… hanno dipinto il lastricato di verde. Come sempre, si può. Basta volerlo.

Articolo tratto dal blog ufficiale di Maria Rita D’Orsogna




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