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Biometano dall’umido: da rifiuto a energia rinnovabile

Fino a un miliardo di metri cubi di biometano per il 2030. Sono queste le stime del CIC, che vedono nel combustibile green una fonte preziosa di energia rinnovabile

biometano
Compost e biometano: un fertilizzante naturale e un combustibile sostenibile che si possono ricavare dal riciclo dell’umido. Il modo ideale per ridare nuova vita ai rifiuti organici, che valgono ben il 40% del totale della raccolta differenziata nazionale.

“Trasformiamo i rifiuti organici, il verde dei nostri giardini, alcuni fanghi di depurazione, alcuni residui dell’agroindustria, in compost e da una decina d’anni anche in bio metano”, ha dichiarato il direttore generale del Consorzio Italiano Compostatori (CIC) Massimo Centemero all’Adnkronos. “Una duplice produzione, resa possibile inserendo all’interno degli impianti di compostaggio la digestione anaerobica per produrre biogas che poi diventa biometano”.

Se infatti per i 30 anni di lavoro da poco compiuti il CIC ha confermato che, in questo periodo di tempo, sono state raccolte oltre 100 milioni di tonnellate di rifiuti organici, da cui sono state ricavate 35 milioni di tonnellate di compost, con 65 milioni di tonnellate di CO2 di conseguenza evitate, nell’ultimo decennio “abbiamo superato i 200 milioni di metri cubi di bio metano”.

Una tendenza destinata a crescere, a pari passo con la frazione di rifiuti organici, che, nel nostro Paese, potrebbe lievitare per il 2025 fino a 9 milioni di tonnellate l’anno. Secondo le stime del CIC infatti la produzione di biometano toccherebbe il miliardo di metri cubi per il 2030.

COMPOST E BIOMETANO: 359 IMPIANTI IN ITALIA MA SI PUÒ MIGLIORARE

Il sistema impiantistico in Italia è “autosufficiente sul piano nazionale. Il nostro rifiuto non va all’estero”, ha sottolineato Centemero. Fino al 2022, anche se distribuiti in maniera disomogenea, erano 359 gli impianti sul territorio: 294 di compostaggio e 64 che includono anche una sezione di digestione anaerobica per il biometano. Presenti soprattutto al nord, poi al centro e infine al sud, che però anche qui stanno aumentando.

Tuttavia, sebbene la filiera funzionante dagli ottimi risultati, ci sono degli altri obiettivi da raggiungere per Centemero. In primis, “in Italia fanno la raccolta differenziata dell’umido più di 50 milioni di abitanti. Siamo in 58 milioni, manca l’ultimo miglio, in particolare nelle grandi città del sud”.

Infine la qualità della raccolta, poiché: “Quanto più l’organico è sporco, quindi ricco di impurità, tanto più è difficile produrre compost e biometano, perché gli impianti diminuiscono le rese, aumentano gli scarti e i costi”, ha spiegato il direttore generale puntualizzando che: “E’ uno dei problemi su cui stiamo lavorando. Abbiamo lanciato anche oggi una specie di alert, perché stiamo notando negli ultimi 3-4 anni che la raccolta sta peggiorando dal punto di vista della qualità anche se non siamo ancora al ‘semaforo rosso’”.

Cosa si può fare? “Delle campagne di sensibilizzazione per i cittadini stanziate dall’organo centrale – secondo Centemero – Anche perché c’è un vantaggio di 1 a 3, cioè tu spendi 1 e risparmi 3, perché l’umido è più pulito, hai meno scarti e quindi meno costi”.



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