Questa è una storia che parte da lontano, da quando in Italia venne fondata Equilibrium, azienda che si propose di diffondere la bioediliza in canapa e calce in Italia. Dopo anni di cantieri eseguiti, il. progetto è entrato a far parte dell’azienda Senini di Montichiari, tra i maggiori produttori italiani di manufatti in cemento, che ha quindi scelto di puntare sulla canapa. Oggi Gilberto Barcella, che lavorarva per Equilibrium e alla Senini è il direttore tecnico del progetto Tecnocanapa by Senini, è l’uomo che sta dietro al cantiere più grande al mondo realizzato con questa tencologia. L’abbiamo raggiunto al telefono per farci raccontare meglio l’idea, il progetto e la sua portata.

Come è nato questo progetto?
Grazie a una persona speciale che vive a Verona: è un signore che ha 70 anni e si chiama Erminio Zambelli e fa meditazione trascendentale dal 1960, vegetariano da 30 anni, ha studiato l’Ayurveda in modo approfondito e ha conosciuto Guruji Sri Vast in un pellegrinaggio in India; lì ha deciso che sarebbe diventato uno dei suoi maestri e ha iniziato a frequentare il suo Ashram. In tutto questo Erminio è anche un esperto di bioedilizia ed era a conoscenza delle doti della canapa. Quando il maestro gli disse che doveva ristrutturare e ampliare il suo centro in Svezia, lui gli ha proposto la nostra soluzione. Guruji Sri Vast fu colpito dalle potenzialità e incaricò l’architetto di fare i progetti indagando il materiale che gli avevamo inviato. Ovviamente venne proposta la nostra azienda, ma anche altre aziende europee, una francese e una svedese. Abbiamo partecipato alla gara si tecnica che economica, con una lunga trattativa, visto il progetto importante, con diversi incontri. Ma alla fine hanno riconosciuto le nostre soluzioni come le più valide e competitive e la nostra passione ha sicuramente aiutato.

Il centro è quindi l’Ashram del maestro?
Sì, è un ex maneggio con diversi edifici già esistenti che sono quelli che dovremo efficientare e in parte abbiamo già iniziato. C’è un parco di 2 milioni di metri quadrati con un lago nel mezzo, boschi e prati e coltivano grani biologici, oltre ad avere le loro attività ricettive.

Costruirete anche nuovi edifici?
Sono 4300 metri quadrati di nuovi edifici e 2500 metri quadri da efficentare e ristrutturare.

E’ noto che le proprietà di canapa e calce, anche in ottica degli standard della casa passiva, funzionino perfettamente con il clima mediterraneo. Ma funzionano ugualmente bene anche nel nord Europa? Ci sarà bisogno di riscaldare gli edifici?
Il bisogno di riscaldare o raffrescare un edificio, dipende da diversi fattori e non solo dal muro, che è una componente importante, insieme al tetto, ma non sono le uniche. Altri aspetti sono i serramenti e soprattutto il contesto, come è esposta la casa, quanti vetri sono colpiti da sole, se ha edifici intorno oppure o no, che uso ha etc. Sono tante le variabili per fare una casa staccata dalla rete. Con calce e canapa si può fare sia al nord che al sud del mondo, perché bastano 6 cm di calce e canapa per interrompere la curva del calore. Al di là della caratteristica isolante di laboratorio che è il Lambda, che esprime la quantità di energia che passa in un muro, la canapa è particolare perché esce dallo schema classico che vuole che più un materiale è leggero, più è isolante. Le ricerche scientifiche e l’evidenza empirica spiegano che un muro di canapa non lascia passare il calore, contribuendo però a regolare l’umidità degli edifici grazie alla sua capacità di assorbirla e rilasciarla. Grazie alle caratteristiche del materiale il Lambda, e quindi la conducibilità della canapa, è tendente a zero, dando un altissimo isolamento e noi ce ne siamo resi conto dalle nostre prove tecniche.

Ci sono ricerche in questo senso?
Ci sono 54 ricerche scientifiche sulle proprietà igrotermiche della canapa, che confermano lo straordinario isolamento, che siano a 1000 metri d’altezza, o in Puglia, o in Israele gli edifici hanno performance eccezionali e i consumi per quello che riguarda il riscaldamento, tendono a quasi zero; a volte si spende qualcosa per raffrescare, perché magari ho delle vetrate troppo esposte al sole. Ma sono problemi che si possono risolvere in fase progettuale con dei semplici accorgimenti e progettando in base all’ambiente esterno. E sono caratteristiche che sono state dimostrate con uno studio dell’Università di Bath.

Quindi anche in Svezia gli edifici saranno sul modello della casa passiva?
Sì, la normativa in Svezia è ancora più rigida della nostra e i consigli che abbiamo dato in termini di impianti è di risparmiare il più possibile, perché, grazie alla canapa e calce, basta un minimo apporto di riscaldamento.

Intanto i lavori sono cominciati?
Sì, abbiamo completato gli isolamenti dei primi due capannoni, adesso c’è una pausa di 3 mesi perché con le temperature che là ci sono il gruppo si trasferisce in India e riprenderemo con il cantiere a marzo, con l’idea di completarlo in due anni, anche se hanno già in mente altri progetti.

Dal progettare singole ville siete passati a grandi costruzioni, può essere il segnale di un cambio di paradigma per l’edilizia più in generale?
Sicuramente esempi come questo ci confermano definitivamente che, le soluzioni che abbiamo creato, e quindi il brevetto con i microrganismi per i materiali e le macchine che spruzzano il composto di canapa e calce, ci permettono di essere competitivi. Stiamo arrivando alla scala più grande e agli edifici dove di solito la bioedilizia non può bussare perché costa troppo. Invece non è così, siamo competitivi, anche nei confronti dei francesi e lo siamo per i grandi interventi ed è solo così che si può arrivare ai numeri dell’edilizia che cambiano la storia, con un impatto sull’ambiente e sul sociale. Un intervento come questo, in termini di sequestro di CO2 dall’atmosfera, equivale ad aver piantato diversi ettari di bosco, come dimostra uno studio del.





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