Quando ho iniziato con le Bingo Pajama non mi sono reso conto di tutto il tempo che avrei dedicato a questa genetica.
Si tratta di un cross rilasciato dalla seedbank americana Bodhi Seeds, fondata da un breeder indipendente che lavora in maniera molto etica, oltre a rivisitare strain di moda e attuali, dedica parte del suo lavoro anche alla ricerca di landrace (genetiche autoctone) e selezioni su di esse. Bingo Pajama è un cross regolare di Bodhi Seeds tra Kudra, una particolare selezione di OG Kush con note di pera asiatica e champagne, e un maschio di Appalachia (GreenCrack x TresDawg).

Ciclo da seme
La selezione dei semi è stata piuttosto rapida e indolore. Con un set up collaudato e un paio di cicli alle spalle in cocco e perlite ho seminato l’intero pacchetto da 11 semi che mi ha regalato, 5 femmine e 6 maschi. Fin dai primi giorni le piccole piante hanno manifestato un bel vigore, foglie molto larghe e turgide, internodi corti sia nei maschi che nelle femmine. Dopo circa tre settimane, una volta sessate, sono stati eliminati i maschi e messe in fioritura le femmine. Coltivandola per la prima volta ci ho messo un po’ prima di capire le reali necessità di nutrienti, è una genetica che non gradisce eccessivi nutrienti e che non necessita di molto azoto dopo la fase di stretching, tenendola ai limiti dell’overfertilizzazione. La fioritura è proseguita senza troppi intoppi, la resina era buona su tutte le piante tranne una che ne aveva una quantità maggiore del solito.

Terminate le 9 settimane di fioritura e una volta seccate sono passato agli assaggi per capire quale sarebbe potuta diventare una papabile “madre”. #1, #9 e #11 sono state scartate per ermafroditismo, #5 e #4 invece al contrario non hanno dato nessun tipo di problema producendo cime grandi e profumate. Dopo gli assaggi non sono state altro che confermate le impressioni iniziali, la numero 4 è stata quella che ho preferito, qualcosa da provare a ricoltivare anche in una maniera migliore provando a tirare fuori tutto il potenziale di quella genetica. Di seguito due cicli molto interessanti, una sorta di test sulle Binjo Pajama che mi hanno permesso di sperimentare e capire meglio questa genetica grazie all’utilizzo del clone.

CICLO N. 1

SETUP
GrowBox 120x90x145 cm
Trattamento aria: aspiratore centrifugo 12.5mm + filtro C/A; ventilatore a clip, umidificatore e deumidificatore
Illuminazione: d-papillon 315w
Vasi e substrato: autopot 8,5lt; cocco e perlite 50/50
Fertilizzanti: Sensi Grow e Sensi Bloom A+B AdvancedNutrients

Rassettato il box è tempo di ripartire con un nuovo ciclo. La voglia di conoscere il potenziale del mio nuovo clone, al posto del solito ciclo da seme, mi ha fatto propendere per un ciclo di sole Bingo Pajama #4. Inserite negli autopot le piante come al solito sono esplose. Non riuscendo nel ciclo da seme a scaricare al meglio, dopo una serie di ragionamenti e consultazioni con vari grower ho deciso di iniziare a togliere invece che aggiungere. Eliminati tutti i booster dalla dieta e affidandomi al solo bicomponente ho semplificato la gestione della soluzione garantendo comunque il giusto apporto di nutrimenti.

Con i 6 cloni ho mantenuto un ordine soddisfacente fino a fioritura iniziata, terminata la fase di allungamento però, con i fiori già ben formati, a causa dell’altezza ridotta della mia growbox sono dovuto intervenire piegando e croppando dove ce ne fosse bisogno, sacrificando qualcosa in favore di altro. Nonostante non abbia mai superato EC 1.8 le cime si sono sviluppate al meglio, piene e dure al tatto, struttura e aromi non son cambiati rispetto alla mamma, forse solo la resina è risultata leggermente inferiore a causa delle temperature esterne più alte di quelle invernali del ciclo da seme. Note floreali, kush su una base un po’ puzzona che ricorda una UK Cheese. Il raccolto non è stato abbondante, ma comunque soddisfacente e di ottima qualità, poco meno di 300g di cime ben pulite e una buona quantità di trim da utilizzare per estrazioni varie effettuate in seguito.
Ma veniamo al ciclo in corso.

CICLO N.2

SETUP
GrowBox Fioritura 120x240x200
Trattamento aria: aspiratore centrifugo 20mm (930m3/h) + filtro C/A 1000m3/h, ventilatore oscillante + 1 fisso, umidificatore e deumidificatore se necessari
Illuminazione: 3x315w CMH
Vasi e substrato: 2 vassoi flessibili 120x12026x 7lt; cocco e perlite 50/50
Fertilizzanti: coco A+B Gold Label; Connoiseur A+B AdvancedNutrients; Big Bud e OverDrive AN AdvancedNutrients

Prelevati i cloni e messi a radicare mi sono occupato di preparare il substrato. Essendomi ormai convertito da tempo al cocco, non ho fatto altro che proseguire su quello che ormai è il substrato dove mi sento più a mio agio, ho preparato circa 200lt di cocco e perlite mischiati al 50% e ho riempito i vasi. Di solito preferisco evitare di seminare o travasare una talea direttamente nel vaso finale, ma per una serie di coincidenze sono stato costretto a fare tutto il contrario. Ho quindi messo a dimora le talee nei loro vasi finali e acceso finalmente le luci, inizialmente solo due e passata la prima settimana di ambientamento ho acceso anche la terza sfruttando tutti i watt a disposizione. Non utilizzando più autopot, potendo però contare su un sottovaso unico e soprattutto sulla mia pigrizia, adotto ormai da tempo una soluzione molto veloce ed efficace per irrigare molti vasi contemporaneamente, ovvero: l’irrigo per allagamento. Si versa la quantità di soluzione che si vuol far assorbire alle piante e invece che versare da sopra si allaga lasciandola assorbire dalle piante facilitandomi la gestione del coltivo.

La vegetativa è filata via in 3 settimane, dopo aver toppato e steso la rete ho cambiato anche i programmi dei timer e mandato tutto finalmente in fioritura. Il cambio di fotoperiodo coincide anche con il cambio dieta, se fino allo switch non mi sono mai spinto oltre EC 1, adesso è il momento di cambiare marcia e alzare l’EC di almeno un punto a settimana. Conoscendo molto bene quello che sto coltivando a questo punto è molto semplice agire, prevenire e non commettere errori anche se gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. La rete unica si è rivelata un ottimo upgrade rispetto alle due che usavo in precedenza, fin dalla prima settimana dallo switch si intuiva che lo screen sarebbe stato pieno in ogni ordine di posto.

Il primo intoppo è capitato durante la seconda settimana di fioritura, fortunatamente un guasto hardware senza problemi alle piante, tuttavia un bulbo CMH garantito per 100 mila ore ha deciso di scoppiare senza essere sostituito in garanzia, nella fretta della ricerca mi sono dovuto adattare con un bublo CMH dallo spettro diverso da quello che usavo di solito, da 3100K sono passato a 4000K un po’ scettico inizialmente e totalmente soddisfatto una volta testato. Dalla terza alla settima settimana di fioritura ho somministrato per due volte a settimana 2ml/l di Connoiseur A+B e 1 ml/lt di BigBud (sett.3-sett.6) e Overdrive (sett.7), l’ottava e la nona sono state di risciacquo, solo acqua a pH regolato.

Il risultato al termine della nona settimana è il solito di sempre, medesima qualità della madre con una patina di resina diversa dal solito grazie ad una gestione del clima perfetta. Per il peso, invece, dobbiamo aspettare ancora qualche giorno, ma sono sicuro che ce ne sarà a sufficienza per un bel po’.

a cura di Gam
in collaborazione con Enjoint.com





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