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Info principali
Sono la categoria principale e più rappresentativa degli ipnotico-sedativi. Si distinguono in quelle che vengono eliminate lentamente dal nostro organismo, e quelle benzodiazepine che vengono eliminate più celermente (usate nel trattamento dell’insonnia). Venendo eliminate più rapidamente evitano i fenomeni di sedazione durante il giorno.

Agiscono sul sistema nervoso centrale con una azione definita “depressiva” che in questo caso si riferisce all’azione inibitoria, sedativa di questi farmaci. Come per tutte le sostanze che hanno un’azione simile, la risposta di chi prende tali farmaci dipende dal dosaggio e varia da persona a persona: a bassissime dosi eccita, alzando le dosi eccita ulteriormente, alzandole ancora di più provoca sonno e in casi di dosi estremamente massicce (sovradosaggio) porta a gravi stati di malessere psicofisico fino anche al coma.

Le benzodiazepine (BDZ) vengono utilizzate per il trattamento degli stati ansiosi e dell’insonnia: dagli attacchi di panico all’agorafobia, all’ipocondria a situazioni di stress e ansia generalizzata.
Tali sostanze possono nel tempo risultare molto pericolose ed il loro utilizzo può anche portare ad una crisi “psicotica” (i sintomi descritti sono deliri ed allucinazioni) che verrà poi probabilmente affrontata con i “tranquillanti maggiori” o neurolettici.

Non è da sottovalutare il fatto che esse provocano, come ogni sostanza psicoattiva, dipendenza fisica, psicologica, tolleranza (bisogno di aumentare la dose per sentirne gli effetti) e crisi di astinenza. A meno che non intervengano gravi effetti collaterali che rendano necessaria una brusca interruzione del trattamento, la sospensione di una terapia con BDZ deve essere graduale. Infatti una brusca sospensione delle BDZ può provocare ansia, insonnia, irritabilità, nausea, cefalea, palpitazioni, tremori, sudorazione, meno frequentemente dolori muscolari, vomito, intolleranza alle luci e ai suoni e raramente convulsioni e una serie di disturbi contrastanti quali: eccitazione, tristezza, delirio, allucinazioni, difficoltà a pensare e ad esprimere le proprie emozioni.

Istruzioni per l’uso
Per fare chiarezza, vorremmo sottolineare qui che non siamo contrari all’uso degli psicofarmaci in quanto tali, ma che li consideriamo alla stregua di qualsiasi altra sostanza o ‘droga’ che dir si voglia, con la convinzione che ognuno sia libero di farne l’uso che desidera, avendo però il diritto di essere realmente informato sui possibili effetti desiderati e su quelli indesiderati, e senza peraltro essere costretto ad assumerla. Riteniamo anche scorretto il fatto che spesso si presentino gli psicofarmaci non come possibile strumento per contenere momentaneamente un ‘sintomo’ o una sensazione insopportabile, ma come “medicine che guariscono da una malattia”. Senza, quindi, demonizzarne l’uso vogliamo fornire alcune istruzioni per sopravvivere ai trattamenti farmacologici non desiderati e alle prescrizioni di psicofarmaci troppo spesso superficiali ed irrazionali.

Vogliamo amplificare la problematica della libera scelta e dell’uso consapevole di sostanze farmacologiche attraverso questi primi suggerimenti (rimandando alla trattazione specifica per le varie categorie di psicofarmaci):
– non sospendere mai bruscamente la terapia;
– chiedere la prescrizione di farmaci per via orale;
– chiedere informazioni sui farmaci e sui loro effetti collaterali;
– chiedere e pretendere altre forme di trattamento terapeutico in sostituzione agli psicofarmaci
– promuovere esposti o intentare cause a singoli psichiatri o ad intere istituzioni psichiatriche perché ritenuti responsabili di cattive pratiche prescrittive;
– mettere in discussione e chiedere approfondìmenti sulle diagnosi di disturbo mentale e sui corrispettivi trattamenti farmacologici.

Farmacologia
Le benzodiazepine vengono impiegate come:
1. ansiolitici (tranquillanti minori) e antiangoscia;
2. mio rilassanti;
3. antiepilettici;
4. ipnotici – come tali non riducono il sonno REM ma la fase IV in cui insorgono molte turbe come incubi, sonnambulismo, enuresi.

Per quanto il loro indice terapeutico sia assai elevato anche in caso di sovradosaggio, l’impiego di questi farmaci impone alcune cautele.
Controindicazione assoluta: la miastenia.
Controindicazione relativa: l’insufficienza respiratoria, l’età avanzata (negli anziani inducono anche a dosaggi bassi sonnolenza, ipotonia muscolare ed incoordinazione motoria).
Dipendenza: è questione tuttora dibattuta se le benzodiazepine inducano dipendenza. Questa, se presente, è del tipo psichico; il paziente tende a divenire un autoprescrittore. Alla loro sospensione si possono avere fenomeni di rebound della situazione di base per cui è consigliabile sospendere gradualmente le benzodiazepine.
I sintomi di astinenza sono rappresentati non solo da fenomeni di rebound ma anche da tachicardia, sudorazione, nausea, tremori, contrazioni muscolari, depressioni, convulsioni.
Il consumo di alcol va proibito durante il trattamento con le benzodiazepine. Questa associazione è causa di sonnolenza, atassia e favorisce gli incidenti stradali e sul lavoro. La somministrazione di un ansiolitico da solo ad un soggetto depresso costituisce un errore terapeutico che può avere gravi conseguenze. Questi farmaci infatti riducono l’angoscia, ma lasciano la depressione dell’umore, il senso di non-valore, il dolore morale: ciò che può portare al suicidio.

Le benzodiazepine possono essere causa di fenomeni paradossi di agitazione. Questa può manifestarsi con aggressività verbale, motoria specialmente se il soggetto che fa uso delle benzodiazepine è in gruppo o se la situazione in cui si trova è frustrante.
Dal punto di vista farmacologico si distinguono due tipi di benzodiazepine:
1. ad azione breve (5-10 ore): ossazepam, lorazepam (questi farmaci vengono escreti rapidamente dopo essere stati metabolizzati dal fegato; i metaboliti sono inattivi);
2. ad azione protratta (24 ore e più): diazepam, flurazepam, clordiazepossido, clorazepato, clonazepam (impiegato solo nell’epilessia), nitrazepam e bromazepam .

Queste benzodiazepine vengono mobilizzate ed i metaboliti oltre ad essere attivi hanno una emivita spesso più protratta della sostanza madre. Le benzodiazepine ad azione protratta possono influenzare negativamente il comportamento nel corso della giornata dopo assunzione durante la notte specialmente nei pazienti anziani e negli epatopazienti. Non sembra invece che si protraggano gli effetti sedativi, ansiolitici.

Legislazione
In Italia, il Ministero della Sanità, Ufficio Centrale Stupefacenti, ha inserito le benzodiazepine (diazepam, flunitrazepam) nella Tabella VI^ annessa al T.U. 309/90, facendole poi transitare nella Tabella IV^ per effetto del D.M. 22 marzo 1993 – G.U. 20 aprile 1993 n. 91.
Nella tabella IV sono comprese le sostanze di corrente impiego terapeutico, per le quali sono stati accertati concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica e psichica di intensità e gravità minori rispetto a quelle delle tabelle I e III; e vi sono indicati i prodotti ad azione ansiolitica, antidepressiva o psicostimolante che possono dar luogo al pericolo di abuso e alla possibilità di farmacodipendenza.

Usi
La notorietà riscossa dai tranquillanti è stata immensa.
È stato stimato che negli USA circa ottanta milioni di persone ne facciano un uso abituale.
I tranquillanti oggi più usati sono proprio quelli a base di benzodiazepine. Questa famiglia di sostanze comprende: il “Valium” (diazepam), il “Transene” (clorozepam), il “Roipnol” (flunitrazepam), il “Tavor”, il “Librium” e l'”Ansiolin”.
Moltissime persone le assumano abitualmente contro l’ansia e l’angoscia esistenziale, ma non è raro il loro impiego nella cura della eroinomania.

Sul mercato lecito si trovano confezionate in capsule, compresse o anche in preparazioni iniettabili. In alcuni paesi, il diazepam è anche prodotto sotto forma di polvere per consentirne l’impiego nella medicina veterinaria: viene, infatti, aggiunto al mangime da somministrare agli animali per immobilizzarli durante il trasporto.
È assai pericolosa l’interazione con farmaci ad azione deprimente del Sistema Nervoso Centrale come, ad esempio, l’alcol etilico.

Combinazioni con altre sostanze
Bisogna fare attenzione nel combinare le BDZ con gli alcolici, tale interazione può causare, infatti, problemi cardiorespiratori, può prolungare i tempi di eliminazione delle BDZ (nel caso delle BDZ a eliminazione lenta) e provocare fenomeni di accumulo (ovvero effetti di potenziamento ed effetti eroino-simili nel caso, per esempio, dell’associazione di Tavor con alcolici).

L’azione delle BDZ con altri farmaci che “deprimono” il sistema nervoso centrale provoca un aumento dell’effetto farmacologico di entrambi i farmaci. In generale andrebbe evitato il più possibile sia il consumo di psicofarmaci combinati tra loro, sia di psicofarmaci e farmaci. Infatti, le BDZ a eliminazione lenta combinate con altri farmaci quali Cimetidina (farmaco antiulcera), Propanolo (farmaco che controlla la pressione), contraccettivi (pillole) aumentano il tempo di eliminazione sia delle stesse BDZ che di questi altri farmaci.

Effetti collaterali
Gli effetti collaterali frequenti a dosaggio base sono: eccessiva sedazione, confusione mentale, astenia, diminuzione della prestazione psicomotoria e cognitiva; gli effetti meno frequenti sono amnesia e irrequietezza; quelli invece rari sono: vertigini, stati di eccitamento, reazioni cutanee, amenorrea (mancanza del flusso mestruale) e galatorrea (produzione di latte nella donna in assenza di gravidanza e anche nell’uomo).

fonte: autistici.org

 





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