0ea196acb2b0bfb628b8e7f49327b4d6Jack Kerouac ha suggerito che l’interpretazione del termine – beat – sia un’abbreviazione di – beatitude – e rivendica la paternità dell’espressione – beat generation – in “The Origins of a Beat Generation”. Dice Kerouac : – Nel 1948 John Clellon Holmes (autore del romanzo Go!) e io, stavamo chiacchierando per cercare di capire il significato di “Lost Generation” (generazione perduta; espressione coniata da Geltrude Stein per designare i giovani scrittori americani espatriati in Europa nel primo dopoguerra e del successivo Esistenzialismo ), e io dissi: “sai, questa è proprio una generazione beat “. Lui fece un salto e disse “è proprio così!”. Poi nel 1951 nel bel mese di maggio scrissi “On the Road “ in tre settimane in un quartiere povero di Manhattan e fu così che misi in parole la Beat Generation”. Poi nel 1952 apparve nel supplemento domenicale del New York Times un articolo intitolato “Questa è una generazione beat”.

E finalmente quando gli editori presero coraggio e pubblicarono “On the Road” nel 1957 (N.Y. The Viking Press) l’espressione “Beat Generation “ – si diffuse e tutti si misero a parlare di “Beat Generation “-. Il testo di “On the Road” definito la bibbia della Beat Generation, venne dattiloscritto da Kerouac – a quanto pare influenzato dal ritrovamento avvenuto nel 1947 nel Mar Morto di antichissime pergamene arrotolate contenenti testi dell’Antico Testamento – che decise di utilizzare per la prima stesura della sua opera, non singoli fogli ma un rotolo di carta lungo circa 36 metri. Lo stile spontaneo della prosa di “On The Road” diceva Kerouac: “…mi è venuto vedendo come il mio amico Jack Cassady, mi scriveva le sue lettere tutte in prima persona, veloci, pazze, autentiche, assolutamente serie, dettagliatissime. Mi sono ricordato anche l’ammonimento di J.F.Goethe (1749-1832), cioè la profezia che la letteratura futura dell’Occidente avrebbe avuto la natura di una confessione. Dostoevskij (1821-1881) profetizzò la stessa cosa e probabilmente l’avrebbe realizzata se fosse vissuto abbastanza per scrivere il capolavoro che aveva in mente, “Il Grande Peccatore”. Jack Kerouac (1922-1969) è l’esponente più famoso della “Beat Generation”. Nato a Lowell nel Massachusetts da genitori franco-canadesi, a quindici anni fatica ancora a capire l’inglese parlato troppo velocemente. Sua madre lo chiama“Ti Jean”. Si distingue a scuola per essere un fortissimo giocatore di football americano, che gli vale una borsa di studio per la Columbia University a New York. Durante la guerra si arruola in marina ma conclude il servizio nella marina mercantile, non riuscendo ad adattarsi alla disciplina militare. Per un periodo fa la guardia forestale, il frenatore di treni. Muore nel 1969 con il fisico devastato dall’alcool.

– Il termine “beat” faceva parte di un linguaggio nuovo che negli anni ’40 scaturiva dal jazz; “beat” era un’invenzione dello slang dei neri che frequentavano i locali dove si suonava il bop, e significava anticonformista, persona fuori del comune, ma anche uno che non accettava compromessi. Il termine “beatnik” venne coniato dal giornalista del “San Francisco Chronicle”, Herb Caen, il 2 aprile 1958. Beatnik ( beat+sputnik ) diventa il termine usato dai media per etichettare il “beat” come fatto culturale, ma con valenze denigratorie -.

Nel giugno del 1957 Lawrence Ferlinghetti, poeta e editore della City Lights Books di San Francisco, fu condotto in carcere. Aveva pubblicato nelle sue edizioni, “Howl and other Poems” di Allen Ginsberg, importato dall’Inghilterra dov’era stato stampato dall’editore Villiers nel 1956. Reagendo a un sequestro dei libri nel marzo dello stesso anno, Ferlinghetti aveva stampato una nuova edizione di “Howl”; da qui l’arresto che diede vita al più famoso processo del secondo dopoguerra. I sostenitori di “Howl” scrissero le più belle pagine critiche sull’opera e il suo autore divenne molto celebre. “Howl and other Poems” è per Carl Solomon, scrittore e poeta beat, rinchiuso nel manicomio di Rockland. “Togliete le serrature dalle porte Togliete anche le porte dai cardini” recita nel sottotitolo di “ Howl “ Allen Ginsberg: evidente la citazione da “The Doors of perception” di Aldous Huxley pubblicato nel 1954; (da questo libro Jim Morrison trarrà lo spunto per il nome del proprio gruppo “The Doors”). La citazione di William Blake, poeta visionario inglese che Aldous Huxley usa nel sottotitolo dice: “Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe com’è, infinita”.

La dedica di “Howl” apparsa nelle edizioni successive è comunque chiarificatrice dei debiti letterari di Ginsberg; inizia così: Dedica a Jack Kerouac, nuovo Buddha della prosa americana, che sprizzò intelligenza in undici libri scritti in sei anni (1951-1956) – On The Road, Visions Of Neal, Dr. Sax, Springtime Mary, The Subterraneans, San Francisco Blues, Some Of The Dharma, Book of Dreams, Wake Up, Mexico City Blues e Visions of Gerard creando una prosodia spontanea bop e una letteratura classica originale. Mentre a San Francisco si svolgeva il processo per oscenità a “Howl”, Allen Ginsberg era a Tangeri in Marocco dove aveva raggiunto William Borroughs, dal quale già si era recato Jack Kerouac per aiutarlo a riordinare un suo voluminoso manoscritto sparpagliato caoticamente per la città; mentre Ginsberg metteva assieme i pezzi che avrebbero costituito il libro, Kerouac ne inventò il titolo: “The Naked Lunch” (Il Pasto Nudo) e ne battè a macchina da scrivere i primi due capitoli.

a cura di “Vijava”





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