Dopo la recente sentenza della Corte Suprema, il governo olandese dovrà ridurre le emissioni. Un precedente che sta per ripetersi in Italia: a marzo infatti sarà presentata la prima causa contro lo Stato per inazione climatica portata avanti da un network di associazioni e movimenti. L’iniziativa dal basso ha preso il nome di Giudizio Universale. «Chiederemo allo Stato Italiano di attuare misure più stringenti per rispondere ai cambiamenti climatici e invertire il processo: se non ci pensiamo noi, nessuno lo farà al posto nostro», spiega Cecilia Erba, portavoce della campagna Giudizio Universale durante un’intervista svolta alla COP25 di Madrid.

Attualmente l’Italia vanta risultati energetici ed ambientali più elevati di quelli chiesti dall’Unione europea per il 2020, ma la maggior parte dei progressi sono stati raggiunti tra il 2013 e il 2015. Negli anni successivi, l’azione per contenere i cambiamenti climatici ha rallentato, le emissioni si sono livellate e le rinnovabili hanno tirato il freno. Al punto che l’attuale ritmo di decarbonizzazione è destinato a mancare completamente gli obiettivi dell’Accordo sul clima di Parigi.





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