images (1)È successo di nuovo. Per effetto della legge contro la cannabis, le “forze dell’ordine” sono venute a casa mia, mi hanno trovato del fumo e hanno portato in galera me e la mia compagna, anche se lei non aveva fatto nulla, per il solo fatto di vivere con me. Dall’applicazione della legge Fini-Giovanardi gli arresti per Cannabis sono aumentati del 64%. Come premessa sono convinto che qualunque adulto responsabile abbia il diritto di utilizzare ciò che vuole, se con questo comportamento non danneggia nessun essere vivente o nessuna cosa, né l’ambiente, né un patrimonio, né invade l’altrui privato. Bisogna difendere il principio dell’autodeterminazione, riconoscere al singolo la responsabilità della sua vita: il cittadino, in uno stato democratico, deve essere (ma lo è solo in teoria) riconosciuto libero e consapevole.

Sono stufo di dover lottare contro un’ingiustizia palese, ma se voglio continuare a vivere con dei diritti è adesso mio dovere lottare fino in fondo per fare abrogare la legge contro gli stupefacenti, con almeno il primo obiettivo di cancellare la Cannabis dalle tabelle della nuova legge. E di abrogare le tabelle, che sono effettuate senza criterio. (…)

Le motivazioni per la condanna all’utilizzo della Cannabis, basate sulla sua presunta pericolosità, sono sempre state precedute da “potrebbe”, “può darsi che”, “è probabile”, “aumento del rischio”, senza mai presentare dati o prove reali. Si può trovare l’affermazione, ad esempio, che “potrebbe provocare un aumento dei casi di cancro”, ma nessun studio è mai riuscito ad attribuire alla Cannabis un collegamento diretto con la causa di alcun tipo di cancro, anzi diversi studi ne mostrano la capacità di ridurre ed essere d’aiuto nella cura di diversi tipi di cancro.

La volontà di disinformazione o non informazione di chi si occupa di questa sostanza e ne vuole la sua proibizione a tutti i costi è incredibile! (…) 

Dobbiamo intervenire con consapevolezza per la difesa del riconoscimento della capacità di intendere e volere di ogni singolo essere umano. Se ci riconosciamo dotati di ragione, non possiamo permettere che altri gestiscano la nostra esistenza. Anche se qualcuno ci ritiene tali (per “ci” intendo qui “tutti quelli che devono subire le scelte di modus vivendi”), non è giusto lasciarsi trattare come “bestiame”: lasciarsi nutrire, portare al pascolo e produrre quello che serve al “possessore del bestiame”. (…)





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