HipHop skillz

Back to the Origins

bronx_layers_400843Nell’articolo 5 della dichiarazione di pace dell’Hip-hop partorita dalla Zulu Nation si legge: “Hip Hop è un termine che descrive l’indipendenza della nostra coscienza collettiva. Come stile di vita consapevole, noi riconosciamo l’influenza che abbiamo sulla società, specialmente sui giovani. Per sempre terremo i diritti e il benessere di entrambi a mente. La cultura Hip Hop incoraggia la fratellanza, la cooperazione tra uomini, donne, ragazzi e la famiglia”. Fratellanza, condivisione, festa e colori caratterizzano da sempre questa cultura. Ma vi siete mai chiesti quando, e soprattutto dove sia nato l’hip-hop?

Forse è il caso di fare mente locale e di scavare all’indietro, giusto per avere almeno un’immagine delle origini di un movimento, di una passione e di un suono che sta raggiungendo anche in Italia l’apice della propria diffusione. Forse questa evoluzione sta avvenendo non nei canoni in cui la maggior parte degli appassionati vorrebbe rinchiudere l’hip-hop, ma phanta rei – tutto scorre, tutto cambia. Proprio per questo è giusto sfogliare le immagini di un passato nemmeno troppo lontano.

1520 - Sedgewick Avenue11 Agosto 1973 – segnatevi la data, perché quel giorno un certo Kool Herc decise     di dare inizio a un party, una festa che non è ancora finita e anzi, è stata la prima di  una lunga serie. Una festa che ha sputato fuori l’hip-hop con tutta la sua potenza e la sua potenzialità. Ci troviamo nel Bronx, più precisamente al numero 1520 di Sedgewick Avenue, dove in quel periodo il Dj di origini giamaicane dava vita a feste nella community room del palazzo. Le percussioni del funk, della disco e del soul iniziavano a fondersi grazie alle magiche mani degli avi del Djing, tra i quali, oltre a Kool Herc, dobbiamo aggiungere Grandmaster Flash e Afrika Bambaataa. I dischi e i pezzi della Incredible Bongo Band, di James Brown e degli artisti che negli anni successivi sarebbero stati definiti come the backbone of hip-hop – la spina dorsale dell’hip-hop – suonavano forte in quegli anni. E chissà come suonavano al piano terra di quel palazzotto del Bronx. Quel suono ora si è evoluto, ha incorporato nuove sfumature e miscele nelle registrazioni, negli scratch, nei samples e nel cantato.

stanns_car_400843Nel frattempo, però, per quanto calore ci fosse nelle rime e nelle danze di chi si scatenava al 1520 di Sedgewick Avenue, lì fuori il Bronx era messo davvero male. L’incendio doloso era ormai all’ordine del giorno, dato che gli slumlords (proprietari di edifici in rovina nei bassifondi ndr.) facevano più soldi incassando le assicurazioni dei propri stabili, rispetto a quanto potessero guadagnarne mantenendo e affittando gli edifici. L’hip-hop si stava filtrando nel South Bronx, stava captando tutti quei rumori, quei vapori e tutte quelle luci che anni dopo ci siamo ritrovati ad ascoltare nei nostri lettori.L’hip-hop ha avuto un’infanzia difficile, è cresciuto in un’area che ricorda più una zona di guerra (da cui ha preso il suo trend gangsta-battagliero), ma era pur sempre un posto civilizzato dove lavoravano e vivevano persone a cui l’hip-hop ha dato voce, strumenti ed espressione.

L’hip-hop alla fine è fiorito, esploso e sbocciato comunque. Il film Wild Style del 1983 di Charlie Ahearn (uno dei 50 migliori film sulla città di New York), ambientato esattamente dieci anni dopo il party leggendario di Kool Herc ci fa abbracciare ogni singolo pilastro della cultura hip-hop nel suo pieno effetto: DJ, rappers, writers e b-boy a tutto tondo. Tutte queste foto sono state scattate tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 e danno un’idea dello stato fisico dei luoghi e dell’aria che si respirava nel posto che ha dato vita all’hip-hop. Come diceva Nietzsche (che come rapper avrebbe fatto fortuna) “Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato” – mai come ora è utile fare un salto nelle origini. Peace!

Bronx



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