72 confezioni di cannabis light dissequestrate e restituite al negoziante, in quanto a contenuto legale di THC e quindi autorizzate alla vendita.

Una notizia che non dovrebbe far rumore, non fosse per il clima irrespirabile che il mondo dei growshop è costretto a respirare in queste settimane, stretto tra gli attacchi di Matteo Salvini e le zelanti operazioni delle forze di polizia che in molte parti d’Italia paiono non aver di meglio da fare che sequestrare buste di canapone.

E’ Avellino il teatro di questa vicenda che riporta un poco di ottimismo nel settore. Qui giovedì 30 maggio la Guardia di Finanza sequestrò 72 confezioni di cannabis light da un distributore automatico del centro città, ipottizzando nei confronti del titolare il reato di detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Il Pm aveva chiesto la conferma del sequestro, ma i giudici hanno rigettato la richiesta, accogliendo la testimonianza dell’avvocato Carmine Danna, il quale ha dimostrato come il negoziante fosse in possesso di analisi (peraltro già mostrate anche ai finanzieri al momento del sequestro) che attestava il contenuto legale di THC nella canapa posta in vendita. I magistrati hanno quindi sancito l’immediata restituzione della cannabis light sequestrata al negoziante, che potrà rimetterla in vendita.

Insomma, nonostante la guerra dichiarata dal ministro degli Interni Matteo Salvini, che ha detto che l’obiettivo del governo è quello di chiudere tutti i negozi di cannabis light in quanto “luoghi di diseducazione di massa che incentivano l’uso e lo spaccio di sostanze” (dichiarazione che gli è valsa anche la querela per diffamazione da parte di un growshop di Budrio), la sentenza ribadisce ancora una volta come – nonostante la sentenza della Corte di Cassazione – la vendita di cannabis light sia legale.

 





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