Prime armi

Autoproduzione: quali semi scegliere e perché

Esiste ancora molta confusione riguardo alla differenza tra semi regolari, femminizzati e autofiorenti. Facciamo chiarezza

Semi di cannabis in riga

Nonostante i numerosi articoli informativi per molti non è ancora chiara la differenza tra semi regolari, autofiorenti e femminizzati: un vero peccato perché la conoscenza di specifiche caratteristiche di crescita offre un enorme vantaggio. Quindi, in questo nuovo numero della rubrica Prime Armi, ci apprestiamo a fornirvi accorgimenti utili al fine di non saltare lo step più importante di ogni coltivazione.

LE PIANTE DI CANNABIS POSSONO ESSERE MASCHILI, FEMMINILI O ERMAFRODITE 

Le piante maschili durante la fase di fioritura sviluppano sacchi pollinici, o più volgarmente detti banane. Le piante femminili invece sviluppano pre-fiori o pistilli che catturano il polline per creare i semi. È tutto relativamente semplice: il polline maschile impollina il fiore femminile che produce semi. 

Diversamente, le piante ermafrodite, un incubo per i coltivatori, contengono sia sacchi di polline che pistilli. Quando una pianta di cannabis subisce uno stress (ad esempio dovuto alle forti fluttuazioni di temperatura o ai cambiamenti improvvisi dell’illuminazione), il suo istinto di sopravvivenza si attiva. In tali condizioni la pianta non vede alcuna possibilità di fecondazione, e ricorre a un fenomeno chiamato dicogamia. La dicogamia, come chiamano l’ermafroditismo sequenziale in botanica, indica che la pianta femmina inizia a produrre sacchi di polline per l’autoimpollinazione per garantire la sopravvivenza dei suoi geni.

COSA SONO I SEMI FEMMINIZZATI?

I semi femminizzati hanno fatto molta strada dalle prime fasi della femminilizzazione, e il risultato è che non contengono cromosomi maschili. Ciò garantisce che ogni pianta che proviene da un seme femminizzato produca fiori femminili.

Si ottengono semi di cannabis femminizzati quando il polline usato per fertilizzare una pianta femmina proviene da una pianta femmina. Quindi si incrociano i geni di due piante femminili, assicurandosi che la prole sia solo femmina. Per ottenere questo polline da una pianta femminilizzata, esistono due metodi:

  • trattare la pianta femminile di cannabis con argento colloidale (chiamato anche acqua d’argento);
  • causare intenzionalmente lo stress della pianta.

Quando si utilizza l’argento colloidale la probabilità che i semi diventino ermafroditi è minima, questo perché la femmina che ha prodotto il polline ha pochissime predisposizioni genetiche a diventare un ermafrodita. 

Fornendo alle piante femmine tracce di argento colloidale, lo ione argento inibisce la produzione di etilene necessaria alla pianta per produrre fiori femminili. Questo costringe la pianta femmina a produrre sacche polliniche maschili, successivamente questo polline feconda le piante femminili che, a loro volta, produrranno semi femminizzati.

SCEGLIERE SEMI FEMMINIZZATI

A meno che un coltivatore non voglia ibridare varietà di cannabis, non ha bisogno di piante maschili; occupano solo spazio e se la loro presenza non viene rilevata, possono impollinare i fiori femminili creando gemme piene di semi.

La maggior parte dei coltivatori preferisce usare semi femminizzati perché sicuri del loro sesso. Inoltre non è necessario verificare meticolosamente il sesso della pianta durante il periodo di fioritura. Quindi se stai cercando femmine garantite e non hai intenzione di creare nuovi semi o cloni i semi femminizzati fanno per te.
Attenzione: le generazioni successive, se decidessi mai di impollinarle, avranno probabilmente tendenze intersessuali latenti (ermafroditismo).

COSA SONO I SEMI REGOLARI?

A differenza del malinteso popolare non esistono semi di cannabis maschili. Sebbene vengono creati semi femminizzati, i semi con una probabilità del 50/50 di diventare maschio o femmina sono chiamati semi regolari.

Quando una pianta di cannabis maschio feconda una pianta di cannabis femmina, i calici delle femmine produrranno semi regolari. Esattamente come fanno in natura senza l’intervento umano. Il bello dei semi regolari è che occasionalmente hai bisogno di un maschio per impollinare le tue piante femminili e puoi anche raccogliere i semi per un uso futuro. Il rovescio della medaglia è che è necessario far germogliare il doppio delle piante, in modo che dopo aver rimosso i maschi rimangano abbastanza femmine per riempire adeguatamente il tuo spazio di coltivazione e garantire così la resa desiderata.

Autoproduzione: quali semi scegliere e perchéQUANDO SCEGLIERE I SEMI REGOLARI?

Molti coltivatori professionisti preferiscono coltivare semi regolari per diversi motivi. In primo luogo le femmine derivanti da semi regolari sono più qualificate per funzionare come piante madri per la clonazione. Alcuni considerano la qualità delle cime migliore rispetto ai semi femminizzati, anche se questo è ampiamente dibattuto.

In secondo luogo, quando i coltivatori desiderano creare incroci forti o ibridi sorprendenti, possono preferire utilizzare un vero maschio per impollinare una femmina piuttosto che utilizzare polline “femminizzato” per la produzione di semi.
Va inoltre tenuto presente che le genetiche di piante regolari sono considerate ceppi originali, e per molti la loro mappa genomica è più pura.

SEMI FEMMINIZZATI AUTOFIORENTI 

I semi autofiorenti o ruderalis provengono dalle zone selvagge delle regioni più fredde del mondo, di solito sopra i 50 gradi a nord dell’equatore (in paesi come Russia e Cina).

La caratteristica principale della famiglia Ruderalis è la sua capacità di autofioritura, ciò significa che non fanno affidamento sulla fotosintesi per il loro sviluppo. 

Quasi tutte le piante da fiore ricevono un segnale per riprodursi una volta che si verificano cambiamenti stagionali nell’ambiente circostante, come il cambio del numero di ore di luce del giorno.

La capacità di iniziare la fioritura in base ai cambiamenti all’interno del ciclo di vita della pianta piuttosto che all’ambiente è il motivo per cui si è guadagnata il nome di autofiorente.

Le varietà autofiorenti generalmente rimangono piuttosto piccole e crescono rapidamente, inoltre producono foglie molto piccole e solo pochi rami laterali.

Passano attraverso un ciclo di vita, dal seme alla produzione finale, in sole dieci settimane circa.

PERCHÉ SCEGLIERE SEMI AUTOFIORENTI? 

Ci sono molti vantaggi nel coltivare piante autofiorenti, uno di questi è che richiedono poco tempo in termini di coltivazione. Questa caratteristica le rende molto attraenti per i coltivatori principianti poiché non bisogna regolare il ciclo di luce per indurre la fase di fioritura consentendo al coltivatore di ottenere più raccolti nell’arco di una stagione all’aperto. 

Le piante crescono fitte e piccole, il che significa che si può comunque ottenere un raccolto di successo con cime di buona qualità anche quando si coltiva in una piccola growroom.

Tra gli svantaggi: un ciclo di fioritura più breve che significa anche una resa inferiore e il fatto che non sono adatti alla clonazione. Questo perché il clone seguirebbe la stessa linea temporale genetica della madre ed entrerebbe nel periodo di fioritura, indipendentemente dalle dimensioni e dallo sviluppo. Con le varietà autofiorenti questo di solito si traduce in piante piccole e sottosviluppate che producono una resa minima.

IN BREVE

  • I semi regolari provengono da una pianta maschio e femmina. Il polline del maschio feconda la femmina che a sua volta produce semi. Chiamiamo questi semi semi regolari perché vengono prodotti in modo naturale, “regolare”. 
  • I semi femminizzati provengono da una pianta femmina e da un’altra femmina. In questo caso si espone una delle femmine a condizioni stressanti per stimolare l’ermafroditismo, e avere quindi il polline che feconderà l’altra femmina. Molti coltivatori optano per semi di cannabis femminizzati per ridurre al minimo il rischio di ottenere una pianta maschio. 
  • I semi autofiorenti possono essere trovati quasi solamente in versione femminizzata (per ovvi motivi commerciali) e inizieranno a fiorire senza dipendere dal fotoperiodo. Ciò si traduce in una rapida conclusione del ciclo vitale e del raccolto della pianta.

Bisogna comprendere che ogni seme ha infinite possibilità sia di riuscita che di fallimento, sta al singolo individuo saper cogliere queste possibilità e sfruttarle al meglio secondo le proprie esigenze e affidandosi alle abilità acquisite; senza il timore che qualcosa possa andar storto. In fondo un seme che dona una nuova vita cos’è, se non l’incarnazione dell’ottimismo?!

Rigogliosa pianta di marijuana

TG DV


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