Una vittoria per tutto il settore, arrivata a quasi due anni dall’inizio del processo per spaccio che ha visto coinvolti i titolari di Deep Roots, grow shop di Modena.

Tutto ha inizio nel 2018, quando le forze dell’ordine si presentano in negozio e sequestrano quasi 4 kg di infiorescenze e qualche piantina. Erano i mesi in cui il commercio di cannabis light si stava iniziando a sviluppare e i negozianti non effettuavano le contro analisi sui prodotti acquistati, fidandosi dei propri fornitori. Dalle analisi però risulta che parte di quella canapa, sfora i livelli consentiti di THC e così per il negozio inizia il procedimento legale che è terminato pochi giorni fa.

“E’ una cosa molto seria quella che accaduta”, sottolinea l’avvocato Lorenzo Simonetti che, insieme al collega Claudio Miglio si è specializzato nel settore, “è un’assoluzione importante su un tema scottante che è quello della consapevolezza che una condotta possa costituire o meno reato”.

All’epoca, in piena querelle giurisprudenziale in cui non si capiva che aria tirasse, gli avvocati hanno fatto una ricerca approfondita sulla consapevolezza, appunto della legge penale rilevante. “Nel 2018 la Cassazione era contradditoria sulla commercializzazione della cannabis light e quindi abbiamo lavorato sull’elemento soggettivo della consapevolezza di ritenersi spacciatore di sostanza stupefacente”. Questa è stata la punta dell’iceberg, in punta di diritto, del processo, ma in realtà, secondo Simonetti, “è stato rimesso in discussione tutto il discorso sulla cannabis light”.

Alberto Tommasini, imputato e figlio della titolare del negozio, per il quale l’accusa aveva chiesto 1 anno e 4 mesi di prigione, è stato assolto perché nel processo è stato dimostrato “il ragionevole dubbio della consapevolezza, da parte degli imputati, di ritenere che commercializzare cannabis fosse reato”. Per arrivare a questa conclusione l’avvocato si è rifatto ad una sentenza della Corte Costituzionale del 1988 che aveva dettato importanti principi costituzionali.

“Questo può essere un importante precedente anche per alti negozianti. Anche perché lo stesso giorno dell’assoluzione il mio collega Claudio Miglio era ad Ancona per un processo, con altri imputati e altre dinamiche, ma in cui il tema è lo stesso. È un precedente di merito, in primo grado, che però può avere il suo peso”.

“E’ stata una vittoria nostra, ma di tutto il settore”, raccontano oggi dal negozio, che nel proseguo dell’attività ha deciso di fare sempre le contro-analisi del prodotto che acquista, con un appunto: “in tutto questo, oltre al tempo e allo stress, abbiamo perso più di 20mila euro tra spese legale e la merce sequestrata”.





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