Era l’8 novembre 2016 quando venivano consegnata alla Camera 6o.ooo firme a supporto della proposta di legge d’iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis in Italia. A oltre due anni di distanza l’Associazione Luca Coscioni chiede al Parlamento di rispettare finalmente la volontà popolare e discutere quella proposta di legge.

L’Associazione, affiliata al Partito Radicale, richiede che «venga promosso un intergruppo parlamentare per assicurare la presentazione di proposte di regolamentazione legale della cannabis e per far sì che queste vengano iscritte quanto prima all’ordine del giorno delle Commissioni competenti».

«Se la legalizzazione della cannabis non rientra nel cosiddetto contratto di Governo – prosegue il comunicato – sappiamo che esiste un ampio consenso politico relativamente all’attenzione istituzionale da riservare alla democrazia diretta di cui le proposte di legge d’iniziativa popolare sono uno degli esempi costituzionalmente previsti».

La proposta di legge prevede la libertà di autoproduzione di cannabis individuale o associata nei “Cannabis social club”, pratiche semplificate per la produzione commerciale, accesso garantito alla cannabis terapeutica per i malati, l’utilizzo dei proventi della tassazione della cannabis in attività informative e sociali, la depenalizzazione totale dell’uso personale di tutte le sostanze e la liberazione per i detenuti per condotte non più penalmente sanzionabili.

Il comunicato dell’Associazione Coscioni si conclude chiedendo al governo di prendere una posizione coraggiosa in vista della prossima Conferenza Onu sulle droghe, prevista per il 14 e 15 marzo a Vienna. «Il governo – si legge – si schieri con quegli stati membri dell’ONU che affermano che le politiche nazionali e internazionali degli stupefacenti non debbano andare contro il pieno godimento dei dritti umani ivi compresa la proporzionalità delle sanzioni e l’esclusione della pena di morte per uso, detenzione e commercio delle sostanze proibite».





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