outdoor_marijuanaMi è stato chiesto un parere sui gusti e gli odori, a volte spiacevoli, di certi campioni di cannabis. Vorrei dapprima ricordare la stupefacente diversità del patrimonio genetico della Cannabis e la incredibile ricchezza di aromi e profumi che possono avere le diverse piante, anche se della stessa varietà. Parlando specificatamente di aromi, ci sono varietà di Cannabis con aromi che vanno da quello del frutto più dolce a quello ripugnante di carne in putrefazione, da quello di un prodotto per la pulizia al pino astringente a quello di cioccolato, a quello di vitamine per bambini.

Si possono assaggiare varietà di ganja con gusti che ricordano ogni frutto esistente, comprese fragole, uva, pesche, limoni, lime, lamponi, mirtilli, uova, more, mango, ciliegie, arance, banane, ananas, meloni, mandarini, sapori usati per cucinare come menta, basilico, salvia, rosmarino e timo. Nella cannabis si trovano circa 120 terpeni, 60 terpenoidi e 20 flavonoidi, sostanze volatili responsabili degli aromi e degli effetti psicoattivi che, agendo in sinergia fra loro, in differenti concentrazioni determinano i diversi aromi. L’affermazione “Tu sei quello che mangi…” vale anche per le piante. Se queste vengono nutrite con sostanze rese assimilabili direttamente, senza bisogno di essere trasformate in composti diversi dagli enzimi e dagli altri microorganismi presenti nel terreno e nell’apparato radicale, gli stessi aromi si trasferiranno alle nostre piante. Queste sostanze fertilizzanti saranno sicuramente utili per un accrescimento più rapido, essendo esse immediatamente disponibili; ma se utilizzate lungo tutta la vita della pianta, sicuramente avranno una forte influenza sul gusto finale.

Nel caso di coltivazioni idroponiche (dove le piante devono essere nutrite con fertilizzanti assimilabili immediatamente) questo fatto è particolarmente evidente con le piante che arrivano a non avere più il gusto distintivo di quella particolare varietà, ma l’aroma di quella particolare marca di fertilizzanti. Per ovviare a tale inconveniente, è una buona pratica quella di usare diverse marche e miscele di nutrimenti in diverse forme, per non avere sapori troppo “marcati”, ed evitare accumuli tossici di singole sostanze.

Sicuramente l’uso di nutrimenti organici è da preferirsi a quello di fertilizzanti di sintesi: da prove compiute dalle ditte “biologiche” comparando fertilizzanti esclusivamente “bio” con altri di sintesi, è risultato che le piante cresciute “bio” erano decisamente più ricche di terpeni e quindi con aromi più marcati, anche se le rese in quantità sono risultate leggermente inferiori alle piante cresciute chimicamente.

In un lavoro del 1976 (Marshmann et al.) furono analizzate piante giamaicane coltivate con fertilizzanti organici e altre coltivate in modo inorganico. Le piante coltivate organicamente contenevano il 79% in più di THC di quelle coltivate inorganicamente.

I raccolti organici causano meno laringiti ai fumatori dei raccolti fertilizzati chimicamente (Clarke, 1996). La cannabis coltivata in maniera idroponica, fertilizzata chimicamente, ha una più alta concentrazione di molibdeno dei raccolti in pieno campo (Watling, 1998). Non tutti i fertilizzanti organici sono senza rischi… praticamente tutti i fertilizzanti liquidi fogliari, comprese le emulsioni di pesce, contengono nitrati. Le foglie della cannabis convertono i nitrati in nitrosammine cancerogene (Farnsworth & Cordell, 1976), da Hemp Diseases and Pests, di McPartland, Klarke e Watson, ed. CABI, 2004).

I coltivatori con più esperienza si saranno resi conto che l’uso di fertilizzanti di sintesi spesso crea aromi indesiderati; che l’utilizzo di qualunque fertilizzante (anche bio) nelle ultime fasi di maturazione altera pesantemente il gusto. In questa fase un lavaggio delle piante con abbondante acqua mischiata ad un fertilizzante per fioritura con 1⁄4 delle dosi raccomandate allontana dalle radici la maggior parte dei sali tossici indesiderati. Soprattutto se le piante sono in vaso, un lavaggio eseguito 15 gg. prima della raccolta, seguito da irrigazioni con sola acqua è veramente importante per “ripulire” la pianta da gusti strani.

Altri coltivatori esperti suggeriscono l’utilizzo di enzimi per degradare le sostanze organiche aggiunte come fertilizzanti. Gli enzimi sono necessari alla “vita” del terreno, alcuni di essi sono necessari per le diverse fermentazioni, altri degradano le sostanze organiche in minerali chelati, di possibile immediato assorbimento da parte delle radici delle piante. L’utilizzo di enzimi in terreni “poveri”, o in terricci, dove la sostanza organica è ancora in massima parte da degradare, permette di ridurre in modo drastico l’uso di fertilizzanti, perché rende disponibili alle piante numerose sostanze che altrimenti rimarrebbero in una forma non assimilabile. Fermo restando che deve esserci anche abbastanza azoto per permettere la riproduzione degli enzimi e dei batteri.

Se un terreno è in buone condizioni di fertilità sarà ricco di enzimi, batteri, funghi microscopici, tutti microorganismi che concorrono alla creazione di materiale utile alle piante. La risposta delle piante a tutte le sostanze con cui viene a contatto è un campo di ricerca enorme, che deve ancora in maggior parte essere esplorato: le micorrize (funghi che vivono in simbiosi con le radici) aumentano le possibilità di assorbimento dei nutrimenti da parte delle radici. Ci sono proteine che simulano attacchi parassitari e stimolano la pianta a crescere più rapidamente per combatterli. La presenza o meno di particolari insetti stimola la pianta ad avere differenti aromi ed emettere certi terpeni o certi alcaloidi; altresì la vicinanza di radici di altre specie vegetali, fa produrre alle piante sostanze che altrimenti non fabbricherebbero.

Non è vero che un campione di cannabis contenente più THC dia un effetto migliore, o maggiore: a volte ci sono erbe con il 20% di THC, ma con gusti spiacevoli, che fanno meno effetto di altre con soltanto il 5-6% di THC, ma con aromi e gusti accattivanti…Personalmente sono convinto che la sinergia di effetto fra alcuni terpeni e i cannabinoidi sia altrettanto importante che la quantità delle sole sostanze considerate curative (o semplicemente psicoattive).

Un gusto ed un profumo piacevoli sicuramente contribuiranno ad un effetto migliore, anche perché le inalazioni saranno più profonde e si cercherà di trattenere più a lungo un aroma gradito che non un gusto che non ci soddisfa. L’utilizzo di cannabis è sempre “per sentirsi meglio” e una sensazione piacevole ci fa sempre sentir meglio di una sgradita.

Non rovinate le vostre piante con un’overfertilizzazione (la principale causa di aromi spiacevoli), mantenetele sane e libere da parassiti: lo scopo non è avere dei “mostri”, ma degli esseri viventi con i quali dovremmo vivere in simbiosi; meglio riusciamo a far stare le nostre piante, meglio loro faranno stare noi. Soprattutto quando riusciremo a mettere fine alla follia proibizionista.





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