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Siamo abituati a vedere natura e tecnologia come dimensioni completamente separate. Ma ciò non è affatto vero: le interazioni che tra esse avvengono sono numerose e sfaccettate e rivelano molto a proposito della cultura umana all’interno della quale si attuano. La vita animale, in particolare, è sempre stata un ambito dove gli esseri umani hanno sperimentato a livello di tecnica. Quando gli umani smisero di essere nomadi e cacciatori per stanziarsi in piccoli villaggi dove si praticavano le prime forme di agricoltura, gli animali incominciarono a essere compagni e non più soltanto prede.

Durante la rivoluzione industriale le macchine hanno preso il posto di animali come asini, muli e cavalli. I gatti, addomesticati in varie epoche e luoghi, sono ottimi per cacciare i roditori dai campi. I piccioni, per un lungo periodo, furono tra i più efficaci strumenti di comunicazione a distanza. I cani come protezione del gregge ma anche nella loro funzione di guardie possono essere considerati come i primissimi dispositivi di sorveglianza. E per un beffardo scherzo del destino i nostri amici a quattro zampe, con l’introduzione di microchip identificativi, sono tra le prime specie viventi ad essere sottoposte in massa a un modello di sorveglianza elettronica. Dopo la scoperta della genetica, inoltre, sono stati i primi esseri viventi su cui sono stati applicati pesantemente i principi dell’eugenetica.

I cambiamenti nella conoscenza scientifica e tecnologica aprono nuove possibilità per i nostri amici animali. Un esempio concreto è la sperimentazione da parte della polizia olandese nell’utilizzo delle aquile come sistemi per neutralizzare i droni. La regina dei cieli darà filo da torcere ai dispositivi volanti tanto in voga nell’ultimo periodo. Oltre infatti all’utilizzo ingenuo di droni che può diventare pericoloso, come droni fatti volare sopra folle di persone da qualche incauto hobbista, i quali possono cadere e fare danni a qualche malcapitato, le forze di polizia, soprattutto in questo periodo di paranoie terroristiche, stanno seriamente prendendo in considerazione scenari dove i droni possono essere utilizzati per trasportare materiale esplosivo. Le aquile parrebbero particolarmente indicate per afferrare i droni in aria e disinnescare eventuali minacce trasportandoli lontano da aree di rischio dove si concentrano esseri umani.

Il comunicato stampa di Guard from Above, l’agenzia olandese che si occupa di addestrare i rapaci dichiara: «Utilizziamo l’istinto predatore naturale di questi uccelli per intercettare i droni. Lo facciamo in modo efficiente, sicuro e accurato». Un’antica disciplina come la falconeria trova così una bizzarra applicazione in questa altrettanto bizzarra epoca, in cui natura e tecnica continuano a rinegoziare il confine che le separa.

Se i cani poliziotto possono offrire un imprescindibile supporto alle forze di terra in azioni di recupero, ricerca e salvataggio, le aquile stanno per essere arruolate come guardiani dei cieli.

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