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Sei balzata agli onori delle cronache per la tua visita ispettiva al carcere in cui sono trattenuti i presunti stupratori di Guidonia per verificare se davvero avevano subito pestaggi in caserma. A causa di questa iniziativa sei stata subissata da messaggi di una violenza inaudita, accusata di solidarietà verso i criminali ed insultata pesantemente. Puoi raccontare le motivazioni della tua iniziativa e commentare quel che ti è accaduto?
Erano arrivate a me e a Sergio D’Elia alcune segnalazioni di pestaggi nei confronti dei sei romeni accusati dello stupro di Guidonia. Per dovere istituzionale ci siamo recati a Rebibbia per una visita ispettiva per verificare lo stato di detenzione perché – costituzionalmente – nessun detenuto può essere sottoposto a violenza fisica e morale e perché, da radicale, ho la convinzione che i rappresentanti delle istituzioni, in questo caso alcuni agenti di polizia penitenziaria, non possono usare gli stessi metodi dei criminali che devono custodire in carcere; carcere che, sempre secondo la nostra Costituzione, deve essere luogo di recupero e di futuro reinserimento nella società; la “pena” è la privazione della libertà, a questa non si può aggiungere la violenza di essere spogliati nudi com’è capitato a due dei sei rumeni tenuti svegli e senza mangiare per due giorni, presi a calci e pugni e sottoposti a docce gelate. Questa nostra visita, invece, è stata presentata dai media come un gesto di solidarietà agli stupratori, una trovata per farsi pubblicità. Di lì la reazione del popolo ingannato che in molti casi ha usato nei miei confronti il linguaggio degli stupratori, un vero e proprio linciaggio provocato dalle viscere sollecitate a questo dalle TV, dai giornali, dalle radio, dai blog, dai siti Internet: non hanno avuto per le mani i sei rumeni e si sono sfogati con me…

Quel che più apprezzo dei Radicali è il rispetto della legalità anche in momenti di imbarbarimento come questi in cui vacilla l’idea stessa di Stato di Diritto. Che significa legalità e come la coniughi con la disobbedienza civile che spesso praticate?
Proprio perché siamo per lo Stato di diritto, nel momento in cui riteniamo che una norma in vigore violi diritti fondamentali della persona, ci assumiamo la responsabilità di disobbedire, pagando in prima persona le pene che le leggi che riteniamo ingiuste prevedono. Creiamo lo “scandalo” perché le istituzioni e i cittadini tutti riflettano sull’incongruenza e spesso l’illogicità, l’irragionevolezza di alcune leggi che, chiamate a regolare la convivenza civile, spesso sono causa di sofferenze indicibili per molte persone.

Quali iniziative di disobbedienza civile hai attuato in tutti questi anni di militanza politica e quali i risultati?
Personalmente, d’accordo e spesso insieme con le mie compagne e i miei compagni radicali, in primo luogo Marco Pannella, ho violato per decine di volte la legge proibizionista sulla droga, soprattutto nella parte in cui prevede la galera per il possesso di sostanze stupefacenti quali l’hashish e la marijuana. A detta dei promotori di quella normativa la sua severità avrebbe dovuto scoraggiare i consumatori, ma il risultato, che è sotto gli occhi di tutti è che i consumatori non solo aumentano, ma che i giovani per procurarsi un’innocua canna, entrano in contatto con pericolosi criminali interessati ad allargare la diffusione di tutte le sostanze del loro menu, soprattutto di quelle più pericolose e che creano maggiore dipendenza. Cos’è migliorato dopo le disobbedienze civili, i processi, le condanne e, in molti casi, le assoluzioni? Che le sentenze di proscioglimento hanno fatto giurisprudenza e consentito l’assoluzione di centinaia di imputati per detenzione di pochi grammi di hashish e marijuana. Non è poco, se ci pensiamo bene.

Altro tema spinoso: eutanasia e testamento biologico. Grazie alla storia di Eluana e suo padre la coscienza comune è tornata a riflettere sui temi legati alla fine della vita: l’opinione pubblica si dimostra favorevolissima al testamento biologico ed anche all’eutanasia. Quali sono i principali ostacoli all’approvazione di una legge in tal senso?
Gli ostacoli sono quelli di una politica di maggioranza e di cosiddetta opposizione divenuta arrogante e asservita alle gerarchie vaticane. Quello che per loro è un “peccato” deve divenire per legge “reato”, per tutti! Se passerà la legge sul testamento biologico che vogliono questi prepotenti, nessuno di noi potrà dire no all’alimentazione forzata; anche nelle fasi terminali di una grave e dolorosa malattia; saremo tutti costretti – anche coloro che non lo vorranno – a farci infilare un sondino per essere alimentati. Cosa ci sia di cristiano in questa imposizione, ancora non l’ho compreso. E non l’avrebbe compreso, credo, anche Giovanni Paolo II, quando, esausto, ha detto “lasciatemi tornare alla casa del Padre”.

Antiproibizionismo: uno dei temi che più direttamente ti hanno impegnato sulle piazze, in Parlamento, nelle aule giudiziarie. Puoi illustrare la tua militanza antiproibizionista?
La mia militanza antiproibizionista l’ho vissuta tutta da quel luogo di iniziativa privilegiato che è il Partito Radicale. Fondamentale è stata la costituzione di alcune associazioni federate al Partito Radicale, come il Coordinamento Radicale Antiproibizionista che promosse il referendum vincente del 1993, la Lega Internazionale Antiproibizionista che si è posta e continua a porsi il problema della riforma delle convenzioni internazionali sulle droghe improntate al più feroce e fallimentare proibizionismo; per arrivare poi ai nostri giorni, c’è la neonata Associazione Radicale Antiproibizionista.

A fine 2008 è stata lanciata dalla Procura di Ferrara una vera e propria retata ai danni dei canapai italiani: centinaia di perquisizioni, decine di indagati tra i gestori dei negozi, sequestri di materiale posto in libera vendita. L’accusa era istigazione alla produzione e consumo di stupefacenti. Dopo nemmeno un mese il Tribunale del riesame ha dato torto alla Procura ordinando l’immediato dissequestro del materiale. Come commenti quest’assurda vicenda?
Quanto alla lotta ai canapai ingaggiata dalla Procura di Ferrara, ritorniamo allo Stato confessionale di cui parlavo all’inizio, nel senso che si perseguitano, per puri motivi ideologici, comportamenti e azioni che non arrecano danno ad alcuno. La fatica che dobbiamo fare tutti è discutere, spiegare, informare i cittadini, qualche volta usando il metodo “mi spiego con un esempio”, praticando la disobbedienza civile.

Domanda di rito: hashish o marijuana?
Marijuana… Ma qui vi deluderò: non per fumarla, perché non ci riesco in quanto mi fa tossire in modo convulso, ma per respirarne l’odore che mi piace tantissimo, così come la pianta in sé, che trovo bellissima… Forse proprio perché è proibita e perché richiede tanta cura per crescere. Trovo letteralmente demenziale vietare di coltivare una o due piante. E che sia demenziale lo dimostra l’insuccesso del divieto: dopo tanti anni di proibizionismo sono 4 milioni e mezzo i consumatori in Italia.

 





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