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Presso alcuni villaggi delle Ande del Perù settentrionale si è conservata la tradizione di raccogliere una piccola chiocciola di terra del genere Scutalus, che predilige come dimora e come fonte di cibo il San Pedro, il noto cactus allucinogeno mescalinico. A migliaia queste chiocciole si ammassano fra le lunghe coste del cactus e, cibandosene, la loro carne diventa allucinogena poiché impregnata di mescalina. Gli abitanti di quei villaggi sono soliti oggigiorno spurgare le chiocciole prima di cuocerle e per questo motivo possono cibarsene impunemente. Tuttavia, si sono presentati recentemente casi di esperienze psichedeliche accidentali causate dal consumo di abbondanti quantità di chiocciole che non erano state previamente spurgate.

Ciò ha permesso di chiarire un enigma dell’arte e della religiosità dei Moche, una popolazione pre-incaica della costa peruviana. In diverse scene rituali moche sono presenti chiocciole – riconosciute del genere Scutalus – e del San Pedro. In alcune di queste sono disegnati individui intenti a raccogliere le chiocciole con l’aiuto di una bacchetta e riporle in appositi panieri, come viene praticato ancora oggi.

Gli antichi Moche erano a conoscenza delle proprietà allucinogene delle chiocciole del San Pedro, oltre che del cactus medesimo, e incorporarono questi molluschi nelle loro pratiche rituali e simbologie religiose, sino al punto di divinizzarli. In diverse pitture è raffigurato un Dio-Scutalus e scene di suo culto e adorazione. Scomparso l’antico culto, rimase la pratica popolare di consumare le chiocciole come fonte di cibo, previamente spurgate. Nei pochi villaggi peruviani in cui ancora sopravvive questa tradizione, gli abitanti avevano perduto la conoscenza delle proprietà allucinogene dei molluschi e non conoscevano più il reale motivo del loro spurgo preventivo, cioè quello di purificare la loro carne dalla mescalina. Solo con le intossicazioni accidentali recentemente verificatisi mangiando chiocciole non spurgate sono venuti a galla i reconditi motivi di questa tradizione culinaria.

RospoComune

Un caso eccezionale di uomini che si drogano mangiando animali che si sono cibati di droghe è stato individuato fra gli antichi Olmechi del Messico. Nel centro cerimoniale di San Lorenzo è ossessionante la presenza delle immagini del rospo e dell’anatra, a tal punto da far ritenere agli archeologi che a questi animali era dedicato l’intero centro religioso. Il rospo in questione è il Bufo marinus, noto per le proprietà allucinogene delle sue secrezioni ghiandolari. La piattaforma cerimoniale di San Lorenzo è circondata da venti lagune artificiali. L’antropologa Alison Kennedy ha compreso che le lagune servivano per allevare su grande scala i rospi, che venivano poi dati in pasto alle anatre. L’anatra è uno dei pochi animali che può cibarsi impunemente di questi rospi, velenosi per gli altri. Non solo può cibarsene impunemente: ne va ghiotta, e la sua carne si impregna dei principi allucinogeni del rospo e diventa essa stessa allucinogena se mangiata dall’uomo.

E’ anche probabile che l’anatra metabolizzi i principi attivi in composti meno tossici o più potenti. La carne delle anatre sarebbe quindi stata consumata come sacramento visionario dal prelato e dai fedeli moche. Questa “anatromania” precolombiana potrebbe non essere un caso isolato e getta nuova luce su altri rapporti che l’uomo ha instaurato con particolari specie di animali. Potrebbe non essere casuale il fatto che gli uccelli che sono scelti presso le diverse popolazioni del mondo per rappresentare il volo sciamanico – falco, aquila, oca e altri palmipedi, gru, ibis, gufo, corvo – sono proprio quelli che si cibano di rospi.

Carolina Eend

Passando dalle anatre alle lepri, nel 1865 si verificò un curioso caso di intossicazione in Inghilterra presso la famiglia di un medico. Moglie e suocera avevano mangiato una lepre selvatica cacciata dal medico e si ritrovarono in ospedale in preda ad allucinazioni e a uno stato di delirio. Il medico fu arrestato con l’accusa di aver tentato di avvelenare moglie e suocera, ma fu in seguito assolto quando si comprese che non era stato aggiunto del veleno alla lepre cucinata, bensì era la sua carne che era intrisa di atropina, il principio attivo della belladonna (Atropa belladonna). La lepre, prima di essere catturata, si era nutrita di foglie di belladonna, ed è noto che questo animale è uno dei pochi mammiferi a non rimanerne intossicato.

Una decina d’anni fa, in un paesino dell’Italia centrale si verificò una grave intossicazione. Alcuni contadini avevano catturato delle rane presso un laghetto e le avevano mangiate a pranzo, come è tradizione ancora oggi in quel territorio. Finirono tutti all’ospedale, presi da lancinanti dolori allo stomaco e da un priapismo acuto. Uno degli intossicati morì. Cos’era accaduto? In quel laghetto dove erano state catturate le rane si era verificato un sovraffollamento di cantaridi, insetti che producono sotto le ali la cantaridina. Questa sostanza è un noto afrodisiaco dei tempi passati, utilizzato a piccolissime dosi per le sue proprietà simil-Viagra. Dosi di poco superiori rendono le cantaridina un potente veleno; ne sanno qualcosa coloro che nei secoli scorsi sbagliarono dose, morendo sotto a un fallo eretto e rigido come non mai. Le rane di quel laghetto avevano quindi fatto una scorpacciata di cantaridi e la loro carne, in particolare il grasso della coda, si era impregnata di cantaridina. Ciò farà ricordare la famosa “coda di rospo”, ingrediente frequente nei pentoloni delle streghe, interpretato generalmente come frutto della fantasia; gli alcaloidi dei cibi ingeriti da un rospo si accumulano proprio nelle fasce adipose della sua coda.

A parte i casi in cui gli animali fungono da mediatori nel rapporto dell’uomo con droghe di origine vegetale, nel corpo di numerosissimi animali sono prodotte sostanze psicoattive per l’uomo. Lo stesso corpo umano ne produce. Nella nostra ghiandola pineale è prodotta la DMT, un potente allucinogeno; le endorfine e l’anandammide (il “cannabinoide” endogeno) sono prodotti in quasi tutti i tessuti del corpo umano. La lista di droghe – allucinogene, sedative, eccitanti, ecc. – prodotte dal corpo umano è lunga, passando dal GHB sino ad arrivare ad allucinogeni dimenticati come la tarasseina e l’adrenocromo.

A un livello puramente teorico – ma è forse esistito qualche cannibale che ne sapeva qualcosa a un livello pratico – cibarsi di ghiandola pineale umana potrebbe indurre uno stato visionario simile a quello dell’ayahuasca, verificata la presenza contemporanea in questa ghiandola di DMT e di un MAO-inibitore (la pinolina).

Nel frattempo e in barba alla nostra ignoranza in materia di droghe animali, i cacciatori della tribù Humr del Sudan, in Africa, continuano a cacciare le giraffe, dal cui corpo estraggono il fegato e il midollo osseo. Con questi preparano una bevanda visionaria. La giraffa è cacciata per questo motivo e non come fonte di cibo. Chi beve la bevanda è preso da visioni di giraffe incantevoli, che gli comunicano dove e come cacciare altre giraffe, dalle quali ricavare la bevanda, per incontrare nelle visoni altre giraffe incantevoli che gli comunicano dove e come cacciare altre giraffe, e così via. Si dice che chi beve per la prima volta questa bevanda passerà il resto della sua vita a cacciare giraffe.





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