Cronache da dietro il cancello

Animali in carcere: una terapia per i detenuti

Sono diversi ormai gli studi che dimostrano l’apporto positivo degli animali sui detenuti. Un dato di cui le carceri di domani dovranno tenere conto

Cagnolino affettuoso insieme a due detenuti

Non avevo mai pensato alla possibilità, per i reclusi, di tenere animali in carcere. Voglio troppo bene agli animali per immaginarli a condividere la prigionia, anche se probabilmente, loro lo farebbero di buon grado. Forse in qualche film americano ho visto un detenuto che teneva un canarino, ma il ricordo è sfocato e non so se la memoria m’inganna. Così ho telefonato a un amico con cui 20 anni fa ho condiviso pane e prigionia e che ora ha un cane, per sapere cosa ne pensava. La sua opinione era scontata, ma mi ha suggerito spunti intelligenti.

Vi sono aspetti logistici che rendono complicatissima l’introduzione di animali nel contesto carcerario, ma se ci fosse la volontà coinvolgere gatti abbandonati o i cani del canile sarebbe un’operazione win-win. Nell’ottica di un ripensamento del sistema carcerario, che sappiamo necessario, e di un’opinione comune che ritiene i detenuti “in vacanza” e liberi dopo pochi giorni che va smentita, bisognerebbe partire da un presupposto: chi sbaglia dovrebbe essere rieducato e questo si può ottenere con il lavoro, con la cultura e soprattutto con l’amore. 

In quest’ottica, prendersi cura degli animali ha senza dubbio una funzione rieducativa. Questo non vuol dire rendere possibile, in caso di arresto, portarsi in cella il proprio pitbull, ma se i “penitenziari” venissero ripensati come “correttori” e fossero dotati di stalle, scuole, forni per il pane, orti e via di seguito, allora “gli animali” assumerebbero una funzione preziosa.

Diverse realtà penitenziarie, in Italia come all’estero, hanno già compreso l’importanza dell’apporto favorevole della mediazione animale nel contesto detentivo allo scopo di attenuare il disagio psichico e ridurre il tasso di recidiva al ritorno nella società civile.

Uno studio sperimentale, ad esempio, ha dimostrato come nei programmi di reinserimento socio lavorativo e per migliorare la qualità della vita dei detenuti, gli animali siano di fatto un’opportunità. Il disegno sperimentale ha messo a confronto un gruppo di controllo composto da detenuti che hanno affrontato solo il programma intramurario versus soggetti coinvolti nel percorso standard integrato con le sedute di terapia assistita con il cane. Ciò ha permesso di dimostrare come questi interventi comportino un miglioramento delle capacità sociali dei detenuti, riducendo i sintomi quali ansia e depressione in modo statisticamente significativo rispetto al gruppo di controllo. In rete si trova nota di diverse iniziative che vedono l’introduzione a vario titolo degli animali negli istituti di pena, tutte con esito positivo.





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