Fabrizio Cinquini è stato portato nel carcere di Lucca dopo l’udienza di convalida per l’arresto subito nel giugno scorso. Ora dovrà difendersi dall’accusa coltivazione e detenzione di cannabis ai fini di spaccio. Rimane ai domiciliari la moglie del medico toscano.

I fatti: Cinquini era stato fermato dai carabinieri due mesi fa. A seguito delle perquisizioni furono rinvenuti circa 300 grammi di marijuana e diversi chilogrammi di cannabis light (prodotti da una ditta della quale la moglie del dottore è socio, come spiegato dall’avvocato difensore Carlo Alberto Zaina). Inizialmente il medico era stato posto ai domiciliari, ma ora il giudice monocratico di Lucca ha scelto di inasprire la misura cauterale, portando il medico in carcere. A quanto pare per il giudice sarebbe stato decisivo il ritrovamento di circa 4.000 euro e 2.500 dollari statunitensi in contanti.

Il dottor Cinquini non è nuovo ai guai con la giustizia. In passato è stato lo stesso dottore ad autodenunciarsi per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la sua battaglia di medico antiproibizionista, che da anni si batte per il diritto alla ricerca ed alle cure a base di cannabis, ribadendo di preferire “vivere in carcere piuttosto che da schiavo della mafia e delle multinazionali”.

Nel febbraio scorso la Cassazione gli aveva confermato una condanna a 2 anni e 8 mesi sempre per reati legati alla sua ricerca medica non autorizzata sulla cannabis, per fatti che risalivano al 2013. Un procedimento giudiziario cominciato dall’autodenuncia dello stesso medico che, dopo aver invitato alcuni giornalisti per mostrare la sua coltivazione di cannabis a scopo medico e di studio scientifico, fu arrestato dai carabinieri.

 





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