Ancora blitz della polizia nelle scuole. Ragazzo inseguito nei corridoi per un grammo di erba
Questa volta l’assurda e inutile scenetta della repressione a scuola è andata in onda all’Istituto professionale Verri di Busto Arsizio. Un plotone composto da agenti di polizia e finanzieri mandati apposta per l’occasione dal comando di Malpensa hanno fatto irruzione nei corridoi per cercare studenti in possesso di stupefacenti. Appena entrati nei corridoi gli agenti hanno notato un diciassettenne che si è messo a correre, è partito così l’inseguimento in mezzo a studenti e professori, alla fine del quale gli agenti hanno placcato il “pericoloso criminale”, in possesso di ben un grammo di marijuana. Mentre altri studenti nel frattempo erano riusciti a liberarsi le tasche, senza dare nell’occhio, così che altre “quattro dosi” (così hanno scritto i quotidiani locali) di erba sono state ritrovate lungo i corridoi dal cane antidroga che accompagnava gli agenti.
UN LUNGO BOLLETTINO DI GUERRA. Il ragazzo fermato a Busto Arsizio è stato logicamente segnalato come consumatore, ed ora presumibilmente si troverà di fronte al solito circo di colloqui di fronte agli psicologi e analisi delle urine che ogni anno colpiscono migliaia di consumatori. Mentre il Preside della scuola ha annunciato che i controlli proseguiranno fino alla fine dell’anno scolastico. D’altronde non è certo una novità, e operazioni del genere si verificano continuamente nelle scuole di tutta Italia (nel solo mese di maggio sono state decine, avvenute lungo tutto lo stivale, da Lecce, fino a Rimini e Padova). Azioni che nella gran parte dei casi ottengono il solo risultato di rovinare ragazzi minorenni in possesso di modiche quantità di droghe leggere, e che sono spesso richieste direttamente dai Presidi. Di fronte a queste azioni anche i professori spesso non hanno il coraggio di farsi sentire, a parte qualche mosca bianca, come il prof. Franco Coppoli, che ad aprile scorso ha impedito agli agenti di fare irruzione nella sua classe dell’Istituto per geometri, affermando che “la scuola non è una caserma”, e per questo è stato messo alla berlina dai media locali e si trova ora sotto provvedimento disciplinare da parte del capo d’Istituto