Lorenzo Castignani, titolare del grow shop di Ancona

Erano stati definiti “spacciatori“, poi, dopo oltre un anno di angosce, la sentenza di ieri ha ristabilito la verità. Lorenzo Castignani,  titolare del punto vendita Indoornova Grow Shop di via XXIX Settembre ad Ancona e il padre del suo socio, Alfonso Nicosia, sono innocenti, lo sono sempre stati ed ora anche ufficialmente vittime della crociata contro la cannabis light.

LA STORIA IN BREVE
Il 21 giugno del 2018, la squadra mobile di Macerata ha effettuato un blitz all’interno della suddetta attività, sequestrando circa 13 chili di prodotti cannabis light (8 dei quali poi restituiti). L’accusa formulata dal Procuratore Irene Bilotta era quella di detenzione di sostanza stupefacente ai fini dello spaccio con le conseguenze di una condanna a quattro anni ciascuno nel caso il giudice avesse ritenuta fondata la tesi del PM secondo cui la cannabis commercializzata non sarebbe stata nei limiti di legge ovvero con THC inferiore allo 0,5 percento.

Dopo il caso del negozio di via XXIX Settembre, la Procura aveva poi avviato un’indagine per approfondire la posizione e il tipo di merce in vendita in altri negozi di cannabis light, ad Ancona e provincia, sempre collegati agli imputati e i controlli effettuati dalla Guardia di Finanza avevano portato anche in questi casi al sequestro della merce, azioni per cui sono tuttora in corso altri procedimenti.

“IL FATTO NON COSTITUISCE REATO”
Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 90 giorni, ma il gup ieri ha ufficializzato l’assoluzione dei due imputati, disponendo però la confisca dei beni, forse per un peso eccessivo, superiore ai 10 milligrammi di alcuni prodotti. Secondo l’avvocato Carlo Alberto Zaina, che si è occupato della difesa di Lorenzo Castignani, il problema è a monte: «Speriamo che questa sentenza porti a una riflessione: le indagini partono sempre dal presupposto che tutto quello che riguarda la cannabis sia reato, il gup ha smentito questa impostazione».

I negozi di Castignani, dopo la temporanea chiusura in seguito ai sequestri «sono tutti aperti perché regolari. Certo il mio cliente ha avuto un danno: un anno di processo, l’impossibilità a vendere della merce che hanno pagato, il timore di non poter continuare a vendere. Si tratta di un danno grossissimo».





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