In comunicazione il principio di autorità, elencato dallo studioso Cialdini come una delle sei leve della persuasione, ovvero la capacità di convincere e guidare gli altri verso qualcosa offrendo benefici ad ambedue le parti in gioco, ha lo scopo di convincere le persone usando a proprio vantaggio l’importanza e l’affidabilità dell’ente o della persona che, con le sue più che assodate competenze, pronuncia determinate affermazioni o richieste.

È allora il caso di segnare un altro punto a favore della campagna antiproibizionista se anche il celebre British Medical Journal, attraverso la voce dell’editore capo Fiona Godlee, sottolinea con rigore logico ed empirico la necessità di depenalizzare l’uso di sostanze?

L’editoriale (consultabile a questo link) ci illustra come il sistema proibizionistico stia crollando di fronte all’evidenza della sua non funzionalità. Sono infatti diversi i paesi in cui, nonostante le dure sanzioni in merito, si continuano a registrare alti tassi di mortalità dovuti all’uso di droghe, promuovendo oltretutto lo sviluppo del crimine organizzato.

I soldi spesi per queste lotte contro i mulini a vento, sostiene la Godlee appoggiata nientemeno da voci quali la British Medical Association e il Royal College of Phisycian, che rappresenta 34000 medici nel mondo, invece che essere sperperati in campagne inefficaci potrebbero essere utilizzati per programmi rieducativi e di assistenza alle persone con difficoltà legate alle sostanze psicoattive.

Depenalizzare non significa privare dei potenziali rischi una sostanza ma piuttosto prendere atto della loro esistenza cercando di orientare, formare e sostenere i cittadini verso comportamenti sempre più sani, coscienti e con modalità sociali lecite e non potenzialmente in grado di creare ulteriori situazioni di disagio o sfruttamento. Se anche la comunità medica si spinge sempre più verso questa direzione sarà il caso che sempre più persone inizino a farsi le giuste domande.





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