Il governo della Malesia ha annunciato che istituirà una commissione speciale allo scopo di riscrivere parte della legislazione sulle droghe, depenalizzando il consumo e il possesso a fini personali di ogni sostanza illegale. Ad annunciarlo è stato Syed Saddiq Abdul Rahman, Ministro della Gioventù e dello Sport.

“Il mio ministero è coinvolto in questo provvedimento perché le droghe possono uccidere il futuro dei giovani – ha dichiarato in una conferenza stampa nella sala del Parlamento – La nostra posizione è quella di distinguere tra tossicodipendenti che hanno bisogno di cure e trafficanti di droga. I tossicodipendenti non sono criminali e non dovrebbero essere inviati in prigione “.

Parole che suonerebbero rivoluzionarie in buona parte del mondo ed ancor più in Malesia. Stato parte di quel sud-est asiatico dove si trovano le leggi più severe al mondo in fatto di possesso di droga.

Per l’approvazione di una legge non ci sono ancora tempi certi e molte cose devono essere discusse da governo e parlamento, tuttavia il ministro ha specificato che la questione deve essere affrontata con emergenza.

Oggi in Malesia è prevista la pena di morte per spaccio, e spesso anche per semplice possesso. La severissima legge malese prevede infatti che le quantità al di sopra delle quali si viene incriminati per spaccio siano molto basse: sette grammi per la cannabis, un grammo per cocaina ed eroina. Per quantità inferiori è comunque previsto il carcere.

Lo scorso anno nel paese fece scalpore la condanna a morte di Muhammad Lukman, per il quale i giudici aveva previsto l’impiccagione per la colpa di produrre olio di cannabis che distribuiva, spesso gratuitamente, ai malati che ne avevano bisogno. Il caso di Lukman provocò una grande mobilitazione per l’abolizione della pena di morte nel paese. Abolizione che era stata annunciata dal governo ma che ancora non è divenuta legge, anche se nel frattempo sono state di fatto sospese le esecuzioni.

 

 





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