L’emergenza Coronavirus si è abbattuta come uno tsunami sulla sanità italiana complicando la situazione per tutti i pazienti, anche quelli che utilizzano cannabis per la propria patologia.

I problemi che comporta sono principalmente 3: il rischio della diminuzione delle forniture in un momento in cui la carenza di cannabis continua a farsi sentire e con il nostro paese che non è assolutamente autosufficiente nella produzione. Il fatto che per gli stupefacenti non sia possibile fare la ricetta elettronica, come avviene per gli altri farmaci, e quindi i pazienti devono potersi recare dal proprio medico, che sia quello di base o uno specialista ospedaliero, per poter ottenere la ricetta con tutti i problemi che questa operazione comporta in un periodo del genere. E non ultimo il fatto che per gli oli il decreto Lorenzin prevede l’obbligo di analisi in un momento in cui è impossibile farle visto che le università sono chiuse e i tecnici sono a casa.

Intanto l’AIFA, in questo periodo di emergenza, ha diffuso un comunicato spiegando che tutti i piani terapeutici scaduti a marzo o ad aprile saranno automaticamente rinnovati per 90 giorni. Una notizia positiva, a patto che continuino i rifornimenti e i pazienti abbiano la possibilità di recarsi dal medico per la ricetta.

E intanto la IACM, la Society of Cannabis Clinician e altre organizzazioni hanno fatto un appello proprio in questa direzione. «Nel 2019 il comitato di esperti dell’OMS sulla dipendenza da droghe ha dichiarato che i preparati di cannabis hanno mostrato potenziale terapeutico per varie condizioni mediche. Durante questa pandemia è indispensabile garantire che ai pazienti che usano la Cannabis per la gestione delle loro condizioni mediche continuino a venire garantiti pienamente i loro diritti, in particolare l’accesso sicuro e ininterrotto al loro trattamento».

Fonte: cannabisterapeutica.info





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