In Nepal la cannabis l’utilizzo di cannabis è stato legale e diffusissimo fino al 1973, anno nel quale anche il paese dell’Asia meridionale, patria di alcune celebri varietà autoctone di marijuana, si adeguò al proibizionismo. Ora, a 47 anni di distanza, sembra che i tempi siano finalmente maturi per innestare la retromarcia e varare la ri-legalizzazione di una pianta che a queste latitudini – nonostante la repressione – ha sempre goduto di ottima fama tra i cittadini.

Il deputato ed ex ministro della giustizia Sher Bahadur Tamang ha depositato presso il Parlamento nepalese una proposta di legge per la legalizzazione della cannabis. Il disegno di legge segue di appena un mese l’iniziativa di 46 deputati del Partito Comunista Nepalese (partito che è al potere in Nepal, con la maggioranza assoluta in entrambe le camere) che hanno richiesto al governo di prendere l’iniziativa per smantellare il proibizionismo della cannabis.

La proposta di legge di Sher Bahadur Tamang, anch’egli membro del Partito Comunista, prevede che gli agricoltori che ottengono l’autorizzazione governativa potrebbero coltivare e vendere al dettaglio marijuana, in una formula di filiera diretta che non avrebbe pari nelle legislazioni mondiali. Per proteggere la priorità delle coltivazioni a fini alimentari ogni agricoltore autorizzato potrebbe destinare alla cannabis solo una parte del terreno, mentre il governo si occuperebbe di stabilire quali siano le zone del paese dove permettere le coltivazioni, privilegiando le zone del paese dove il terreno è meno adatto alle coltivazioni agricole.

Il disegno di legge prevede anche che sia possibile per ogni famiglia coltivare fino a sei piante di cannabis per il consumo personale e misure per favorire la produzione e la commercializzazione, anche verso i paesi esteri, di prodotti a base di canapa industriale.

 





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