amsterdam

Una piccola stanza con una carta da parati sbiadita alle pareti, sulle quali sono state attaccate foto di stelle del cinema, della natura, della storia e delle famiglie reali. Leonardo da Vinci è accanto a Rembrandt, il viso di un piccolo bimbo sorride vicino a un’immagine di Greta Garbo poco lontana da una foto di Ginger Rogers. Anne Frank era una ragazzina come tante: andava a scuola, aveva molti interessi, delle amiche, un gatto e voleva fare la giornalista. Invece, perché ebrea, ha trascorso gli ultimi due, dei suoi sedici anni di vita, con nata in una piccola stanzetta e segregata in una casa, ora museo e aperta al pubblico dal 1960, per non dimenticare. “Questa terribile guerra finirà una volta per tutte – scrive Anne nelle pagine del suo Diario il 9 aprile del 1944, ignara della sua tragica fine – e noi torneremo ad essere di nuovo esseri umani e non soltanto ebrei”. Otto Frank, papà di Anne e unico sopravvissuto della famiglia alla deportazione, una volta libero e ritornato ad Amsterdam, s’impegnò a trasformare l’Alloggio segreto in un museo, rivolgendo la sua attenzione non solo al passato. I pregiudizi, le discriminazioni e le violazioni dei diritti dell’uomo esistono ancora oggi in tutto il mondo e a questi temi sono dedicate le esposizioni temporanee e il materiale didattico che la Fondazione Casa di Anne Frank realizza.

La visita all’Alloggio segreto al numero 265 di Prinsengracht, della famiglia Frank, tradita da una telefonata anonima il 4 agosto 1944 che costò la vita a sette degli abitanti della Casa, lascia senza fiato, ma è una sosta obbligata: è come ricevere un cazzotto a stomaco vuoto. Curiosare tra quelle mura, entrare anche nei luoghi intimi di una famiglia, come il bagno o la camera da letto, fanno ripensare a quanta dignità avesse tolto loro la clandestinità, oltre alla libertà.

Ed è strano pensare che questo sia accaduto, anche se anni fa, ad Amsterdam, città dove oggi, nel segno del rispetto delle regole, si respira un profondo senso di libertà. Un esempio sono il sesso e la droga. Molto del turismo giovane è attratto dalla libertà di fumare marijuana, e nel fine settimana la città cambia veste: gli alberghi si riempiono (attenzione dal venerdì alla domenica i prezzi delle camere possono anche raddoppiare!) e le strade si popolano di giovani, molti dei quali stranieri, che si riversano nella capitale, o dai paesi con nanti, o da terre più lontane grazie ad economici voli charter. Ma il fumo libero, in realtà tanto libero non è. Per poter “fumare” liberamente bisogna essere maggiorenni (sono rigorosi i controlli), e poi si può consumare uno spinello, o degustare un tramezzino o un tè al sapore di erba, esclusivamente nei coffeeshop, locali che hanno la licenza per la vendita. Non è consentito fumare cannabis per la strada o in altri locali pubblici. Può invece essere acquistata nei negozi suddetti e consumata a casa propria. Questa liberalizzazione, contrariamente a quanto si possa immaginare, non dà luogo al riversarsi per le strade di persone moleste o “completamente fatte”. La liberalizzazione del “fumo” c’è ma è regolamentata e non interferisce con la normale quotidianità dei cittadini. Stessa cosa dicasi per l’alcool che è venduto solo in alcuni locali che possiedono la licenza per i superalcoolici.

Anche il fatidico quartiere a luci rosse, fa parte della vita della città e non scompone minimamente la normalità degli abitanti di Amsterdam. Spartane vetrine di negozi, illuminate da una luce rossa di richiamo, mostrano ragazze più o meno giovani, in ammiccanti completino intimi che spesso chiacchierano tra loro o ascoltano musica. Quando un cliente ne sceglie una, la tenda della sua vetrina si chiude, e lì dietro viene consumata la richiesta dell’interessato. Intanto la gente passa davanti alle vetrine in perfetta tranquillità, nessuno irride le ragazze né ci sono molestatori. Le lavoratrici sono in regola e pagano le tasse. Molte vetrine “abitate” si trovano anche in altri quartieri della città e addirittura, una piuttosto evidente, è di fronte alla Oude Kerk, la chiesa vecchia le cui origini risalgono al XIII secolo, con un imponente organo del ‘700 di quercia a 54 canne e un’antica struttura in legno di cui oggi rimane ben poco. La Oude Kerk è stata nel tempo vecchio punto di ritrovo per mercanti e rifugio per i poveri, e oggi rappresenta un luogo di calma e di pace a due passi dal centro rumoroso e movimentato. Proprio davanti all’ingresso di questo tempio religioso, spicca a terra, forse per indicare l’approssimarsi della zona a luci rosse, una scultura di bronzo con una mano su un seno in rilievo.

Amsterdam

Poco lontano dal Dam, la piazza principale, si raggiunge facilmente a piedi l’interessante cortile del Begijnhof (risale al 1346), antica residenza delle beghine, pie donne laiche che non volevano entrare in convento e che si dedicavano all’assistenza. Delle prime abitazioni non rimane nulla, ma la piazza del Begijnhof conserva ancora un’atmosfera raccolta. Merita una sosta anche la Cappella, chiesa clandestina ben conservata dove le beghine e altri fedeli pregarono in segreto fino al ripristino della tolleranza religiosa nel 1795. I vecchi residenti sono molto gelosi del luogo, cercano di chiudere il passaggio ai turisti e bloccano l’accesso ai gruppi, ma se si è discreti si può strappare un saluto e anche un sorriso.

Anche se i giorni per visitare Amsterdam sono solo quelli di un fine settimana, c’è una sosta che è d’obbligo: il museo di Van Gogh, struttura a forma di fungo ellittico in granito bruno, alluminio e titanio. Solo lì si può ammirare la pittura senza colore e senza luce come quella del dipinto dei Mangiatori di patate per poi imbattersi nei quadri dell’esplosione dei gialli e dei blu. Solo lì, in quel singolare edificio creato dall’architetto giapponese Kisho Kurokawa, si può cercare di capire lo struggimento di quest’uomo e il dolore della sua follia alla ricerca dei colori, restando incantati davanti alla sua smisurata produzione. Al Van Gogh Museum sono esposti più di 200 quadri, 580 disegni e 750 lettere dell’artista, per la maggior parte indirizzate a suo fratello Theo.

Una chicca per chi dispone di un po’ di tempo in più è la visita al museo Kroller-Muller di Otterlo a circa 90 chilometri da Amsterdam, immerso nel parco nazionale Hoge Veluwe con ben 50 dipinti di Van Gogh esposti, oltre agli altri 200 conservati nei magazzini. In più si trovano opere di Pizarro, De Chirico, Picasso e Rodin (in treno, dalla stazione centrale, direzione Arnhem, scendere alla stazione Ede).

Restando in tema di musei, è da vedere il Rijksmuseum con molti capolavori di Vermeer e le eccelse la Sposa Ebrea e la Ronda di Notte di Rembrandt. Quest’anno poi ricorre il quattrocentesimo anniversario della nascita di Rembrandt e sono organizzati in tutta la città, allestimenti e programmi speciali. Strepitosa, per gli appassionati, è la mostra Rembrandt – Caravaggio aperta fino al 18 giugno 2006.

Ma Amsterdam non è solo quadri preziosi e musei strabilianti. E’ anche ponti, stradine, birra (quella bianca è gustosissima), bella gente (quasi inesistenti i barboni e i mendicanti), e una miriade di biciclette, mezzo di trasporto preferito dagli abitanti della città. Sono oltre 600mila le due ruote che affrontano qualsiasi tempo atmosferico attraversando il nero pavè che corre lungo i canali, sale sui ponti, s ora le alte e strette facciate delle case. A proposito, date uno sguardo alla perpendicolarità delle costruzioni: pendono tutte in avanti per permettere durante i traslochi, il passaggio dei mobili all’esterno, trascinati dalle carrucole poste in cima alle case. Ma ritornando alle biciclette, bisogna fare molta attenzione durante gli attraversamenti: sfrecciano a velocità impressionanti lungo le piste ciclabili, tagliano con estrema precisione i binari dei tram, ma non si fermano davanti ai pedoni e hanno, sempre, la precedenza assoluta. Cautela anche con i tram, che scampanellano senza frenare e sbucano da ogni dove senza preoccuparsi… dei pedoni distratti!

Un suggerimento per consumare pranzi e cene: evitate i ristoranti nazionali (italiano, argentino, spagnolo, francese…) perché carissimi, optate invece per i caffè dove si servono spuntini veloci e anche piatti caldi. Perfetti pure i pub, aperti anche all’ora di pranzo. “Bern” in Nieuwmarkt di fronte al Waag, l’ultima porta medievale rimasta ad Amsterdam e che ospita ora un ristorante per turisti, prepara una fonduta strabiliante, ma conviene prenotare.

a cura di Marina Cernia

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