Appena terminato il confinamento imposto dalla pandemia, ad Amsterdam hanno adottato il modello chiamato “donut” (come le ciambelle) o “doppio circuito” per cercare di far ripartire l’economia, ma in base a un criterio differente, basato sulla ricerca di un equilibrio con il pianeta. I funzionari municipali e l’economista britannica Kate Raworth, membro dell’Istituto per il Cambiamento Ambientale dell’Università di Oxford, hanno progettato insieme il futuro della città post-Covid-19 partendo dalla convinzione che la crisi attuale sia dovuta principalmente al perseguimento della crescita economica continua mentre un’alternativa innovativa è possibile oltreché necessaria. Il modello ideato dall’economista Raworth si basa sul libro best-seller del 2017 “Doughnut Economics: Seven Ways to Then Like a 21st Century Economist”.

Quando dobbiamo preoccuparci del clima, della salute, del lavoro, della casa, dell’assistenza e della comunità, c’è un quadro teorico che può aiutarci in tutto questo?” dice Raworth. “Sì, c’è ed è pronto per essere implementato”. La premessa è semplice: l’obiettivo dell’attività economica dovrebbe essere quello di soddisfare le esigenze di base di tutti gli abitanti della città, ma nei limiti dei mezzi consentiti dal pianeta. Il modello proposto è in grado di evidenziare dove i bisogni primari non sono soddisfatti e dove i “limiti del pianeta” sono superati, mostrando inequivocabilmente come i problemi siano interconnessi.

Ad esempio, le esigenze abitative dei residenti sono sempre più disattese, già quasi il 20% degli abitanti della città non è in grado di sopperire alle proprie esigenze di base dopo aver pagato l’affitto e solo il 12% dei circa 60.000 richiedenti alloggi sociali riesce a ottenerlo con successo. Una soluzione potrebbe essere quella di costruire più abitazioni, ma il modello Raworth per Amsterdam evidenzia che le emissioni di anidride carbonica della zona sono già il 31% sopra i livelli del 1990. Le importazioni di materiali da costruzione, alimenti e prodotti di consumo provenienti dall’esterno dei confini della città contribuiscono per il 62% di queste emissioni totali. La strategia sarà quindi quella di ridurre in modo significativo l’uso di nuove materie prime e materiali per puntare a una città sostenibile. Nei prossimi anni, la città mapperà i vari flussi di materiali, dalla produzione alla lavorazione, al fine di conservare le preziose materie prime. L’obiettivo è quello di dimezzare l’utilizzo di nuove materie prime entro il 2030 e di raggiungere un’economia completamente circolare entro il 2050.

L’Assessore alla sostenibilità Marieke van Doorninck afferma: “Oggi viviamo in un sistema economico che smaltisce prodotti e materie prime di valore come ‘rifiuti’. Un grosso errore, vista la scarsità di materie prime nel mondo. Non è questo che vogliamo: nessuno vuole vivere in una società usa e getta. Dobbiamo vedere la nostra economia in un modo diverso: nel modo in cui consumiamo, produciamo e utilizziamo le cose. Dobbiamo imparare a condividere più prodotti e a ripararli. In questo modo, possiamo preservare le materie prime di cui abbiamo bisogno e ridurre il consumo di energia”.

La strategia attuata ad Amsterdam contiene un gran numero di misure che le aziende, il Comune e anche i cittadini dovranno adottare nei prossimi cinque anni, durata della sperimentazione. I cittadini tratteranno i loro rifiuti in modo diverso e sprecheranno meno cibo, le imprese edili costruiranno con materiali sostenibili e il comune acquisterà il maggior numero possibile di prodotti usati. Per facilitare un consumo diverso e più basso, il Comune collaborerà con le imprese, le iniziative locali e le istituzioni di cultura per creare un’infrastruttura ben funzionante e accessibile di negozi di seconda mano, mercati online e servizi di riparazione entro tre anni.

Il modello a “ciambella” per lo sviluppo sostenibile

Fonte: Pressenza





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