amsterdamNell’immaginario collettivo Amsterdam rappresenta il paradiso dei fumatori di cannabis. Per decenni centinaia di migliaia di europei ogni anno hanno visitato l’Olanda spinti dalla possibilità di poter fumare erba di qualità superiore acquistandola legalmente nei coffee shop, contemporaneamente in un’epoca di oscurantismo mondiale l’Olanda è stata anche uno dei pochissimi stati dove era possibile fare ricerca scientifica sulla cannabis, selezionando le migliori genetiche oggi reperibili.

Tutto questo rischia di finire proprio mentre il resto del mondo si avvia alla legalizzazione? Il rischio sembra concreto dati gli avvenimenti di questi ultimi mesi, a partire dalle peripezie dell’ultima Cannabis Cup, fino alla ormai annosa battaglia sulla chiusura dei coffee shop.

LA PARADOSSALE VICENDA DELL’ULTIMA CANNABIS CUP. Uno dei frutti della storica tolleranza verso la cannabis fu l’istituzione, 27 anni fa, della Cannabis Cup, organizzata dalla rivista statunitense High Times. La cannabis cup è una fiera sulla cultura della canapa che ogni anno porta ad Amsterdam migliaia di persone da tutto il mondo, ansiose anche di provare le nuove tipologie di cannabis sul mercato ed attribuire la coppa alla migliore. Quest’anno attorno alla Cannabis Cup si è creato un vero polverone. Il 21 novembre, a due giorni dall’inizio della manifestazione, mentre pass e biglietti erano già stati venduti da mesi ed il grosso dei partecipanti si trovava già in città, le autorità locali di Amsterdam hanno deciso di negare la licenza alla fiera a causa di presunte irregolarità nella domanda. Migliaia di persone, soprattutto quelli volati da oltreoceano, che hanno pagato anche 250 dollari per un pass, aspettavano una risposta e mentre in rete cominciava a montare il malcontento, due locali che si erano fatti avanti per ospitare la Coppa si sono poi tirati indietro poche ore dopo, a quanto pare a causa di pressioni subite dall’amministrazione di Amsterdam.

LA FIERA DELLA CANNABIS SI E’ SVOLTA…SENZA CANNABIS.
La soluzione di emergenza si è trovata solo durante la giornata del 23, quando la fiera avrebbe dovuto già essere in pieno svolgimento. Il Melkweg, storico centro culturale del centro di Amsterdam, concede l’autorizzazione a svolgere la Cannabis Cup al suo interno, ma mentre ormai è tutto pronto e gli stand sono stati montati ecco la nuova doccia gelata: la polizia si presenta impugnando un’ordinanza del sindaco che impone l’immediata chiusura della manifestazione, pena l’arresto per gli organizzatori. Solo la mattina del lunedì il compromesso: la fiera riceve l’ok, ma senza stands che pubblicizzino prodotti a base di cannabis e senza che nessuno si possa sognare di accendere una canna. Ecco così che il maggior evento del genere in Europa è costretto al paradosso di diventare una fiera della cannabis senza fiera e senza cannabis. La manifestazione, ovviamente con scarsissimo avvento di pubblico si trascina stancamente fino alla chiusura del 27 novembre, ed a questo punto è probabile che sia stata l’ultima edizione della Cannabis Cup in Olanda, visto che gli organizzatori in molti stati Usa trovano ora un ambiente molto più accogliente.

LA QUESTIONE DELLA CHIUSURA DEI COFFEE SHOP. Se quella della Cannabis Cup 2014 è diventata una vicenda al limite del grottesco, ancor più preoccupazione tra gli antiproibizionisti e i fumatori di tutta Europa si è generata negli ultimi anni sulla possibile soppressione dei Coffee Shop. Dal 2008 essi si trovano sotto attacco principalmente da parte del centro-destra olandese, che ciclicamente tenta di farli chiudere attraverso dei cavilli. Prima (nel 2008) ci hanno provato grazie alla legge sul divieto di fumo nei locali pubblici, tentativo sventato dai coffee shop che hanno diviso i loro spazi per fumatori e non fumatori. Poi è stata la volta della legge per vietare l’accesso ai coffee shop da parte degli stranieri, norma che dopo le proteste non è stata applicata ad Amsterdam ma ha contribuito alla chiusura di moltissimi coffee shop nelle zone di confine con Germania e Belgio. Fino alla crociata (ancora in corso) contro i coffee shop troppo vicini alle scuole, con diverse città che hanno imposto la chiusura a quei coffee shop che si trovano a meno di 250 metri dagli istituti. Mentre ora ad Amsterdam è la volta del tentativo di chiudere (per non meglio precisate ragioni di ordine pubblico) i 76 coffee shop che si trovano nella zona del Red Light District, il quartiere a luci rosse con le prostitute in vetrina.

UNA GUERRA NON DICHIARATA MA IN ATTO.
Quella che abbiamo di fronte insomma, sembra sempre di più una vera e propria guerra contro la cannabis. Tanto più subdola in quanto mai dichiarata, ma portata avanti attraverso i cavilli di legge. Una guerra che sta mettendo uno contro l’altro il fronte dei proibizionisti, guidati dal partito del liberali, ed i tanti sindaci che invece vedono nei coffee shop una preziosa fonte di turismo e quindi di denaro per le proprie città. Secondo alcuni resoconti la vicenda del divieto all’ultima Cannabis Cup è il frutto di un accordo tra questi due fronti, nel quale il sindaco di Amsterdam, per evitare di dover introturre la wietpas (la tessera per ottenere la cannabis riservata ai residenti) avrebbe concesso in cambio, al ministro della Giustizia (liberale ed anti-cannabis) Ivo Opstelten la chiusura di 1/3 dei coffeeshop della capitale e di tutte quelle attività che richiamino la cultura della cannabis. Qualunque sia la verità sul caso, l’evidenza ci mostra comunque una cosa: mentre nel mondo gli esperimenti di legalizzazione si moltiplicano, proprio in Olanda si rischia il ritorno al proibizionismo.





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