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Amazon a sostegno della legalizzazione federale in Usa

il classico logo di Amazon

Il crescente movimento di legalizzazione della cannabis negli USA, ha di fatto visto un sempre maggiore interesse verso la cannabis, non solo da parte dei piccoli produttori, ma recentemente anche da grandi aziende, coinvolgendo anche le forze politiche, che mirano ad avere vantaggi elettorali nel 2022 e negli anni a seguire. Il caso di Amazon, il secondo più grande datore di lavoro privato negli Stati Uniti, è palesemente significativo.

AMAZON E CANNABIS: DAI TEST AI DIPENDENTI AL SOSTEGNO ALLA LEGGE

A giugno 2021, Amazon annunciò che avrebbe escluso i test antidroga relativi alla marijuana per i suoi lavoratori e si rese ben disposta ad aiutare la legalizzazione della cannabis.

La partita ha iniziato a giocarsi sui banchi della politica, in quanto già a settembre 2021, i progetti di legge a guida democratica, incluso il Marijuana Opportunity, Reinvestment and Expungement Act (MORE) erano stati ben visti ed apprezzati dalla dirigenza Amazon.

Il More Act del rappresentante democratico J. Nadler è quindi passato alla Camera, ma il Senato non l’ha ancora approvato.

Nel frattempo anche Nancy Mace (giovane deputata Repubblicana), ha presentato un altro disegno di legge, lo States Reform Act, per porre fine agli 85 anni di proibizionismo della marijuana da parte del governo federale. Il disegno di legge SRA è appoggiato da Americans for Prosperity, di Charles Koch, una delle più grandi aziende del mondo che sostiene Amazon.

Le “lobby” e l’industria della cannabis hanno apprezzato la proposta di Mace, perché propone un’accisa federale del 3%, inferiore all’imposta del 10% proposta dai democratici e che genererebbe circa 3 miliardi di dollari di entrate fiscali annuali entro il 2030.

Ed è così che Brian Huseman, vicepresidente delle politiche pubbliche di Amazon, approva il disegno di legge della Mace, dichiarando che: “Offre una riforma completa che parla di un consenso bipartisan per porre fine al divieto federale della cannabis”.

Nello stesso tempo la Mace ha chiarito, dopo aver incontrato i dirigenti di Amazon, di aver ricevuto assicurazioni sul fatto che il brand non ha intenzione di commercializzare cannabis.

Intanto la stessa Mace ha rivelato di aver utilizzato cannabis ad uso terapeutico. Ha condiviso la sua terribile storia su Fox Business, dove racconta che all’età di 16 anni, fu violentata e le prescrizioni dei farmaci peggiorarono la sua depressione: “ho smesso di prendere quei farmaci prescritti e mi sono rivolta alla cannabis per un breve periodo della mia vita”.

La storia continua, ora si attendono i fatti.

Articolo a cura di Fazio Bartocci

TG DV


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